Fotovoltaico: truffa allo Stato per 240 milioni di euro

fotovolt10 magg – Un parco fotovoltaico per produrre energia elettrica dal sole, pari a venticinque megawatt. Un investimento che ammonta a 103 milioni di euro. L’ombra di un raggiro ai danni dello Stato, che deve versare ai gestori dell’impianto 240 milioni (12 milioni all’anno per i prossimi vent’anni).

Però quella cattedrale dell’energia pulita che si materializza a Restinco, dalle parti di Brindisi, non avrebbe dovuto nascere, ancorché l’amministrazione regionale concede la necessaria autorizzazione unica per “la costruzione e l’esercizio” alla vigilia di Natale, era il 24 dicembre del 2009.

Sono, questi, i tasselli di un puzzle complicato che cerca di mettere insieme il pubblico ministero Francesco Bretone. E che perfino indipendentemente dai risultati investigativi, fa prendere forma a una storia in tutto e per tutto identica ad un mitico film degli anni Sessanta: Totòtruffa, quello dove va in scena la vendita della fontana di Trevi a un turista credulone italo-americano.

Nel caso pugliese, il Decio Cavallo passato alla storia del cinema comico è un imprenditore tedesco: Wolfgang Rainer Gehrlicher, 47 anni, che proprio a Restinco voleva realizzare il parco fotovoltaico. Avrebbe sborsato 14 milioni ai proprietari dei terreni: i fratelli Rosato, di Mesagne. Aveva anche anticipato una parte della somma: 2 milioni 400mila. Dopo che i Rosato erano riusciti a ottenere dalla Regione  –  la notte di Natale, ricordate?  –  la benedetta-maledetta autorizzazione unica. Ma trascorre un mese e salta fuori che “i terreni sono pluripignorati e gravati da una serie infinita di iscrizioni negative”, come spiega l’avvocato di Gehrlicher, Wolfgang Burchia, per 15 milioni.

Sì, insomma, i Rosato avrebbero ceduto suoli di cui non erano in possesso. Infischiandosene, a quanto pare, delle regole del gioco imposte “dal decreto legislativo 29 dicembre 2003, numero 387” fa notare Burchia. E aggiunge: “La stessa Regione non avrebbe mai rilasciato l’autorizzazione unica se fosse stata a conoscenza che i terreni non sono nella disponibilità del preponente “. Così come Gehrlicher “non poteva effettuare un investimento di 100 milioni per vedersi poi bussare alla porta un creditore che minacciava di mettere in esecuzione il proprio titolo”.  […]

http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/10/news/fotovoltaico-58463242/



   

 

 

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