Il protocollo Italia-Albania ancora al centro delle attenzioni dei giudici italiani
Le motivazioni dei provvedimenti riguardanti il trattenimento di tre cittadini marocchini trasferiti nel Centro migranti di Gjader con decreto di espulsione e quindi in attesa di rimpatrio, pubblicate dalla Corte d’Appello di Roma, pongono forti dubbi sulla legittimitĂ della disciplina e della relativa legge di ratifica. Il futuro dei tre ricorrenti appare quindi del tutto incerto.
Il vincolo della legge europea: cosa hanno scritto i giudici
Al centro della contesa c’è la compatibilitĂ tra le norme italiane e il diritto comunitario. I giudici romani sottolineano come, in base all’articolo 9 della Direttiva europea, ogni richiedente asilo abbia il diritto inalienabile di restare nel territorio dello Stato membro fino alla decisione finale sulla propria domanda. PoichĂ© l’Albania non fa parte dell’Unione Europea, il trattenimento nei centri di Gjader e Schengjin finisce per collidere con questa prerogativa: nonostante in quelle aree viga la giurisdizione italiana, il suolo resta formalmente albanese.
Questa discrasia geografica e legale sta svuotando l’efficacia del piano governativo. Nella pratica, i migranti che presentano una nuova richiesta d’asilo una volta trasferiti non vedono convalidato il proprio trattenimento e finiscono per essere riportati in Italia in stato di libertĂ . Ad oggi, infatti, i rimpatri effettivi gestiti tramite il protocollo si contano in poche decine e riguardano quasi esclusivamente persone che non hanno reiterato la domanda d’asilo.
Si attende quindi l’entrata in vigore del nuovo Patto di asilo e immigrazione previsto per giugno. Intanto gli occhi sono tutti puntati sul prossimo 23 marzo, data in cui la Corte di Giustizia Europea è chiamata a pronunciarsi definitivamente sulla questione, tracciando il confine dato dai vincoli sovranazionali validi anche per le legislazioni dei singoli Stati.
TiscaliNews
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