INVITO ALLA RIFLESSIONE: LE PAROLE POSSONO CREARE LA PACE O LA GUERRA.
di Armando Manocchia – Siccome le parole hanno anche la capacitĂ di provocare una guerra come di ristabilire la pace, comincio da ciò che ha detto Meloni in un video messaggio sulla crisi in M.O.
âCertamente siamo in una fase difficile. Però il governo è impegnato a proteggere la sicurezza dellâItalia, la sicurezza dei suoi cittadini, impegnato a sostenere ogni iniziativa volta alla ricerca della paceâ
Vorrei soprattutto stigmatizzare âlâapprezzamentoâ che Trump ha fatto a Meloni rispondendo ad una telefonata del Corriere della Sera a proposito della crisi in M.O: âcerca sempre di aiutare, è unâottima leader ed è una mia amicaâ
Ogni âapprezzamento ‘ha un âprezzoâ, lo dice la parola stessa. Trump, infatti, non lo dice gratis, ma in relazione al fatto che in questo caso lâItalia sta inviando assetti navali per la difesa di Cipro.
A mio avviso, non si deve essere sempre ciecamente alleati e “aiutanti” di chi da decenni, forse da secoli, distrugge popoli e nazioni per sottometterli con la scusa, ormai ridicola, di “esportare la democrazia”. Ultimo caso, la Siria, dove ora regna sovrano un jihadista, (ex) terrorista, che si è macchiato dei peggiori crimini.
Se rileggete lâArt. 11 della nostra Costituzione, dice infatti chiaramente che âlâItalia ripudia la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali, e deve promuovere la pace e la giustizia tra le Nazioni.â
Mi chiedo: come può un primo ministro accettare che Trump faccia affermazioni del tipo: âcerca sempre di aiutareâ (cosa che nel lessico italico significa âlecca..loâ) nel contesto di una guerra illegittima e illegale da tutti i punti di vista, soprattutto per il fatto che gli Usa e il suo 51* Stato, hanno attaccato per primi.
Si è cosĂŹ, perchĂŠ, con tutto il male che si può volere al regime degli Ayatollah, come pure, allâideologia retrograda e barbarica di parte della popolazione indottrinata, aldilĂ di come la pensiamo noi o di come la pensino loro, la popolazione va sempre difesa, perlopiĂš se e quando una gran parte di essa è contro il regime.
Lâaffermazione di Trump riferita a Giorgia Meloni è di una gravitĂ assoluta.
In psichiatria, si certificherebbe che la ripetizione dello stesso errore è follia. Per questo lâItalia non deve ripetere il gravissimo errore di schierarsi come ha fatto con lâUcraina, dove anche i sassi sanno che ha torto marcio.
LâItalia deve tentare di fermare la guerra, non di favorirla. La guerra è contraria ai nostri principi. Quindi lâItalia non deve âcercare di aiutareâ la guerra. âLâItalia deve promuovere la pace e la giustizia tra le Nazioniâ, non l’egemonia di qualcuno a spese di un altro, e a suon di bombe.
Capisco che ci siano legami indissolubili e trattati da rispettare, a cominciare da quello di Parigi, con cui firmammo la âresa incondizionataâ – la stessa che Trump ha chiesto allâIran – ma mentre noi scappammo con la coda tra le gambe, lâIran a Trump gli ha fatto il dito medio. Non solo. Gli iraniani ora si sono uniti e gridano vendetta per il loro leader assassinato, mentre i diplomatici erano ancora a Ginevra a discutere l’accordo.
Probabilmente, gli Usa e non solo gli Usa, stavolta si faranno male.
LâItalia, oltre ad essere un âProtettoratoâ americano, possiede anche la terza riserva dâoro al mondo con ben 2452 tonnellate di oro per un valore oggi ai 407 miliardi di dollari. Il 43% di queste riserve dâoro è, o dovrebbe essere, custodito (ignoro il motivo) nei Caveau della Federal Reserve a Fort Nox N.Y.
Con gli Usa câè un rispetto reciproco, è un rapporto di amicizia e di alleanza, quasi alla pari? (sic!).
Dunque loro “ospitano” le nostre riserve auree, mentre noi ospitiamo 120 basi con 13.000 soldati statunitensi e le loro bombe atomiche – e questo significa che potrebbero essere usate per attaccare chiunque vogliano loro, senza neanche avvertirci, come hanno fatto con l’Iran.
Il nostro ministro della difesa, che era all’oscuro di tutto, è rimasto infatti ingabbiato a Dubai, dove personalmente lo avrei lasciato, per un viaggio con la famiglia. Si presuppone che per lui la famiglia sia sacra (e me ne rallegro), ma me ne rallegro di meno se, per un ministro della difesa, viene prima dei cittadini.
Ma si presuppone soprattutto che un Paese attaccato dagli Usa, data la presenza delle basi americane in Italia, potrebbe sicuramente rispondere per colpire le basi che sono sul nostro territorio.
Ad Aviano ospitiamo una base con F16 e bombe atomiche B61-12. A Niscemi ospitiamo la stazione MUOS per le comunicazioni satellitari militari per tutte le operazioni americane nel mondo. Pensate che, per usare in modalitĂ guerra queste basi, servirebbe il nostro consenso, ma per la logistica, il rifornimento e lo spionaggio, gli Usa fanno valere i trattati del 1954.
Scusate se dico ânostro territorioâ, ma siamo sicuri che sia nostro? Lo chiedo perchĂŠ mi sorge un dubbio, dal momento che ospitiamo anche i loro Droni spia e compriamo il loro gas ad un prezzo molto superiore rispetto a quanto lo acquistavamo da quel brutto e cattivo di Putin. LâEnergy Pact ci è costata finora 750 miliardi. Cambia poco se in euro o dollari.
E mentre si vocifera che potremmo anche inviare i nostri SAMP/T (800 milioni di euro l’uno) “per dfendere i Paesi del Golfo”, la Lockeed Martin tocca il massimo storico in Borsa, il Pentagono prepara un ulteriore budget da 50 mld, e gli italiani non riescono a pagare le bollette, lâaffitto e il mutuo. Spesso, neanche il pranzo.
Non vi sarà sfuggito che la Spagna ha negato le sue basi agli Usa e subito ha dovuto fare marcia indietro perchÊ è arrivato il ricatto commerciale trampiano che ha prodotto il ripensamento di Madrid.
ââEssere nemici degli USA può essere pericoloso, ma esserne amici è fataleâ, disse Kissinger. E non scherzava, lo sappiamo.
A questo proposito, una domanda ce la dobbiamo fare: se lâItalia facesse lo stesso, se come la Spagna negasse lâuso delle basi o se Meloni non cercasse sempre di aiutare Trump, cosa accadrebbe?
Armando Manocchia

