Borrell: ‘servono finanziamenti per aumentare produzione di armi del 50%’

Borrell

“Due anni fa, presentando la ‘Bussola strategica’ dell’Ue, dissi “l’Europa è in pericolo’. Purtroppo avevo ragione. L’Europa era in pericolo, ed è ancora più in pericolo oggi. La pace non è più scontata, purtroppo. La guerra è ai nostri confini. La guerra di aggressione della Russia ha suscitato un grande senso di urgenza per rafforzare le nostre capacità industriali della difesa”.

L’Alto Rappresentante per la Politica estera comune dell’Ue, Josep Borrell ha affermato che non possiamo più affidarci alla normalità a cui eravamo abituati, alla pace certa, sotto l’ombrello americano. Borrell ha parlato a Bruxelles, durante la conferenza stampa di presentazione di due nuove iniziative della Commissione europea: la nuova “Strategia europea per l’industria della difesa” (Edis) , e la proposta legislativa per un Programma europeo per l’industria della difesa (Edip) , con l’obiettivo di convincere gli Stati membri a investire in questo settore di più, meglio, insieme e in una dimensione europea, superando la frammentazione attuale.

Il piano presentato prevede uno stanziamento Ue da 1,5 miliardi di euro, da investire tra il 2025 e il 2027 in un programma congiunto per l’industria europea della difesa. Non molto, in effetti, rispetto a esigenze così importanti. E non è ancora il momento di parlare di un nuovo strumento di debito comune, come è stato per il NextGenerationEu e per il programma Sure. Vengono comunque fissati degli obiettivi indicativi per gli Stati membri, che sono invitati a procurarsi entro il 2030 almeno il 40% dei loro armamenti e dispositivi militari effettuando acquisti in comune con gli altri Stati membri (nel 2022 la percentuale di questi appalti congiunti è stata appena del 18%), e a comprare sul mercato interno dell’Ue almeno il 35% delle loro forniture.

Quella in Ucraina, ha ricordato Borrell, “all’inizio era una guerra fatta con le scorte” di armamenti. Ora è diventata “una guerra di produzione industriale. Dura da due anni, non sembra che finirà presto e il fabbisogno di attrezzature militari è andato aumentando, mentre le scorte sono andate esaurendosi e stiamo incrementando la capacità della nostra produzione industriale. Questa guerra ha cambiato il modo in cui guardiamo alle nostre capacità di difesa”, ha insistito l’Alto Rappresentante.

Certo, ha ammesso Borrell, “l’Unione europea non è un’alleanza militare; ma i Trattati Ue parlano di costruire una politica di sicurezza e di difesa comune. E parte di questa politica di sicurezza e difesa comune è avere una buona ed efficiente base industriale”.”Abbiamo fatto molto attraverso lo Strumento europeo per la pace (il fondo con cui sono stati finanziati in gran parte gli aiuti militari a Kiev, ndr) per fornire ciò che avevamo. Ora dobbiamo passare da una modalità di emergenza, di urgenza; a una visione a medio e lungo termine che rafforzi la nostra preparazione industriale nel campo della difesa, per continuare a fornire sostegno militare all’Ucraina. Non si tratta più di guardare alle scorte – ha puntualizzato Borrell -, ma di riuscire a generare un flusso produttivo continuo“.

“Sulle munizioni, ad esempio, l’industria ha risposto rapidamente all’emergenza. Dall’inizio della guerra – ha indicato l’Alto Rappresentante – l’industria europea della difesa ha aumentato la propria capacità industriale del 50%. E oggi quello che ci manca non è la capacità produttiva, ma i finanziamenti. Ma guardando al futuro, abbiamo bisogno anche di maggiore capacità produttiva: deve ancora aumentare di più del 50%, e più rapidamente, e i finanziamenti sono fondamentali. Non abbiamo un Pentagono in Europa. Non abbiamo un’istituzione con una forte capacità d’acquisto che guida il mercato e guida l’industria”.

“Ma dobbiamo fare di più, non solo sul fronte delle munizioni. Abbiamo bisogno – ha sottolineato Borrell – di una politica industriale della difesa, perché l’industria della difesa è unica. Non si va al supermercato per comprare prodotti per la difesa. C’è un unico acquirente: i governi. I produttori sono diversi, ma il 90% della capacità industriale del settore è concentrata in pochi Stati membri”.

“Prima della guerra – ha indicato – la nostra industria della difesa soddisfaceva circa il 40% del fabbisogno dei nostri eserciti ed esportava circa la metà della sua produzione. Pertanto, il nostro settore è competitivo: metà della sua produzione era destinata all’esportazione. Ma dall’inizio della guerra, il nostro bisogno di acquistare all’estero è aumentato”. “La nostra domanda è frammentata, ovviamente perché abbiamo eserciti nazionali diversi. Siamo divisi in 27 Stati membri, con 27 eserciti diversi”.

Nel 2022, ha ricordato ancora Borrell, “gli investimenti nella difesa dei nostri Stati membri ammontavano a 58 miliardi di euro, frammentati in 27 ‘centri di domanda’. Negli Stati Uniti uno solo, il Pentagono, chiedeva al mercato 215 miliardi di dollari, quasi quattro volte di più”.  ASKANEWS