Nasce nuova unità Aeronautica italiana per droni: progetti per 2,4miliardi di euro

droni esercito italiano

Sarà il 66esimo Stormo dell’Aeronautica militare a sviluppare la “dottrina” dei droni in dotazione alle forze armate italiane. Il corpo potrebbe arrivare a 2.000 effettivi e lavorare a pieno regime dal 2027, addestrando personale dell’Esercito, della Marina militare, dei Carabinieri e altri corpi armati. I droni saranno sempre più usati e i programmi da miliardi di euro finanziati dal Ministero della Difesa lo dimostrano.

Il nuovo reparto dell’Aeronautica per i droni: a cosa serve il 66esimo stormo

Il reparto è stato stato costituito il 18 giugno 2026 nell’aeroporto “Girolamo Moscardini” di Frosinone, con il compito di diventare il centro nazionale per la formazione, la sperimentazione e lo sviluppo della dottrina degli “aeromobili a pilotaggio remoto”: i droni.

Al comando c’è il colonnello Marco Santeramo, già direttore del Centro di eccellenza aeromobili a pilotaggio remoto, il Cde Apr, finora collocato nella base di Amendola, in provincia di Foggia. A Santeramo, nel 2020 il presidente della Repubblica assegnò una medaglia di bronzo al valore aeronautico per aver riportato a terra un “assetto di sorveglianza e ricognizione di pregevolissimo valore operativo ed economico” in condizioni di emergenza.

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Il nuovo stormo utilizza le infrastrutture lasciate libere dal 72esimo, la scuola di volo su elicotteri trasferita da Frosinone a Viterbo. Nella stessa sede saranno concentrate funzioni che finora risultavano distribuite tra differenti reparti e Forze armate. Il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale Antonio Conserva, ha spiegato che “per raggiungere una capacità iniziale, avremo quindi bisogno di qualche mese”.

Una prima stima dei militari coinvolti, invece, è stata fornita dal deputato di Fratelli d’Italia, Aldo Mattia, e dall’ex europarlamentare Maria Veronica Rossi, che alla cerimonia inaugurale hanno parlato del possibile arrivo di “2.000 militari”.

Quali sono i droni usati dai militari italiani: chi li produce e quanto costano

Non è noto su quali velivoli lavorerà il 66esimo stormo. Al momento conosciamo però i modelli in uso nelle forze armate italiane. Tra gli aeromobili ufficialmente censiti figura il MQ-9A Predator B, drone strategico dell’Aeronautica Militare, in uso al 32esimo stormo di Amendola e prodotto dalla statunitense General atomics aeronautical systems. Il Ministero lo sta aggiornando con una nuova linea di produzione. Un esemplare è andato distrutto a marzo 2026 in una base italiana in Kuwait durante un bombardamento iraniano.

In generale, serviranno 788,32 milioni di euro per aggiornamento, reintegro, sensori, stazioni di terra e supporto della linea di produzione.

L’RQ-7C Shadow 200, prodotto da Textron Systems e utilizzato dall’Esercito, è il sistema tattico che i nuovi Rapier X-25 sono destinati temporaneamente a integrare. Il Rapier X-25, insieme alle varianti RQ-30A e RQ-30B, è prodotto dall’italiana Sky Eye Systems (gruppo Oma): il contratto firmato nel 2022 per due sistemi, ciascuno composto da tre velivoli, addestramento e supporto logistico, ha un valore complessivo di 9 milioni di euro.

Tra i sistemi più leggeri figura il Raven DDL (RQ-11C) di AeroVironment, impiegato da Esercito e Carabinieri: nel 2022 la Difesa ha acquistato 20 sistemi per 10,019 milioni di euro, cui si sono aggiunti successivamente 6,7 milioni per ricambi e supporto logistico e 2,08 milioni per ulteriori velivoli e servizi destinati alla Brigata marina San Marco.

Il Black Hornet PRS3 (RQ-29A), mini-drone prodotto da Teledyne Flir per la ricognizione ravvicinata, è stato oggetto nel 2024 di un accordo quadro da 9 milioni di euro comprensivo del supporto logistico, seguito da un contratto da 1,72 milioni per attività sperimentali. Fa parte dell’inventario anche lo ScanEagle (RQ-27A) della Marina militare, prodotto da Insitu-Boeing e destinato alla sorveglianza da terra o da unità navali.

Per i droni a lungo raggio, Germania, Francia, Italia e Spagna sotto la gestione dell’Occa stanno sviluppando il programma Eurodrone, o EuroMale. Il capocommessa industriale è Airbus Defence and Space Germania. Leonardo, Airbus Spagna e Dassault Aviation partecipano come principali subfornitori. Il contratto europeo comprende lo sviluppo e la produzione di 20 sistemi, oltre a cinque anni di supporto iniziale.

Per la partecipazione italiana, il Documento programmatico pluriennale della Difesa 2025-2027 prevede un esborso complessivo di circa 1,3 miliardi di euro fino al 2035, con i picchi di spesa previsti tra 2028 e 2035. In generale, il programma dell’Aeronautica destinato ad acquisire droni con capacità d’attacco programmato fino al 2036 prevede oltre 2,4 miliardi di euro di spesa.

D’altronde, la strategia della Difesa è chiara, come dichiarato anche dal sottosegretario Matteo Perego: “I droni non sono più una prospettiva futura, ma uno strumento centrale nei moderni scenari di crisi e conflitto”. Iran e la guerra tra Russia e Ucraina insegnano.

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