Paesi UE contro Italia: “non fa abbastanza per frenare i migranti”

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Il governo di Giorgia Meloni non sta facendo abbastanza per fermare i flussi di migranti che dall’Italia raggiungono il resto d’Europa in violazione del regolamento di Dublino. È l’accusa mossa da sette Paesi, tra cui Germania, Francia e Svizzera, che in una lettera puntano il dito sui cosiddetti movimenti secondari, ossia sugli spostamenti dei richiedenti asilo all’interno dell’Europa.

La lettera

Secondo il regolamento Ue (a cui aderiscono anche altri Stati extra-Ue, come la Svizzera), l’Italia, in quanto Paese di primo approdo, dovrebbe registrare tutti i migranti che arrivano sulle sue coste e occuparsi della loro accoglienza finché non è accertato il loro status, ossia se necessitano di asilo o meno. Le procedure di riconoscimento richiedono però risorse e tempo. E qualora viene rifiutata la domanda di asilo (che viene presentata di default da chiunque arrivi), bisognerà allora procedere al rimpatrio, procedura anche questa onerosa e complessa. Da qui il sospetto (non nuovo) che la autorità italiane, onde evitare di doversi fare carico di tutti i migranti irregolari, chiuda un occhio sulle procedure cui è obbligata, favorendo la fuga verso il resto dell’Europa.

Lo hanno detto chiaro e tondo i Paesi che il 9 marzo, in occasione di una riunione dei ministri degli Interni dell’Ue (alla quale non era presente Matteo Piantedosi), hanno cofirmato una lettera in cui chiedono un nuovo “sistema funzionante e a prova di futuro con criteri chiari e meccanismi equilibrati per determinare lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale. L’obiettivo del sistema riformato dovrebbe essere quello di scoraggiare la fuga o i movimenti migratori irregolari tra gli Stati” che aderiscono al regolamento di Dublino. Nella lettera non si cita l’Italia, ma a mettere le cose in chiaro ci hanno pensato i ministri a margine dell’incontro. “Si vede chiaramente che il regolamento Dublino è ormai molto complesso, difficilmente funziona più con alcuni Paesi, in particolare l’Italia”, ha dichiarato il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, precisando di aver avuto “l’opportunità di dirlo” di recente al suo omologo Piantedosi a Parigi.

I dublinati

Un’altra critica mossa al nostro Paese è il rifiuto di riprendersi i cosiddetti “dublinati”, ossia i migranti ‘sfuggiti’ alle nostre autorità e arrivati in un altro Stato membro. Il regolamento di Dublino prevede che in questi casi, il Paese di primo approdo accetti di riprendersi i richiedenti asilo. Ma a dicembre il governo Meloni ha annunciato una “sospensione temporanea” dei trasferimenti in Italia dal resto d’Europa per “ragioni prettamente tecniche” legate alla saturazione dei suoi centri di accoglienza. “Anche prima della crisi Ocean Viking che abbiamo avuto con l’Italia (novembre scorso, ndr), l’Italia si riprendeva una persona su dieci”, dice ancora il francese Darmanin. E non è il solo a lamentasi.

Come l’Italia sta inondando di migranti il resto d’Europa

“Molti Paesi europei vogliono che tutti facciano la loro parte, e anche l’Italia la faccia”, ha detto la consigliera federale svizzera con delega alla giustizia e alla polizia, Elisabeth Baume-Schneider. “Non sono la sola a dire che dobbiamo dialogare con l’Italia e chiedere all’Italia di onorare il patto su Dublino”, ha insistito. Anche la Germania, tramite la sua ministra Nancy Faeser, ha chiesto chiarimenti agli “Stati che non vogliono riammettere” i richiedenti asilo (tra questi c’è anche la Grecia). “Mi sforzerò di garantire che gli Stati siano consapevoli della loro responsabilità. È la legge, sono obbligati a riammettere”, ha avvisato. Anche Olanda, Belgio, Danimarca e Austria hanno espresso lo stesso concetto. Nella loro lettera, i sette Paesi europei parlano anche di “solidarietà” con chi si occupa del primo approdo. Ma non è chiaro come questa solidarietà dovrebbe funzionare secondo il loro punto di vista.
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