Stipendificio: Il nuovo supercommissario per i tagli ci costerà circa 1 mln di euro

STIPENDIFICIO – UN ALTRO “SAGGIO” DA PAGARE
Saccomanni: “Presto assumeremo un commissario straordinario per ridurre le spese dello Stato”
Porteremo avanti il lavoro di Monti.

saccomanni

19 lug – Ancora non ha un nome nè un volto ma sappiamo già quanto costerà alle casse dello Stato il nuovo supercommissario che il Governo intende nominare per rafforzare il processo di spending. L’esperto, che verrà nominato con un Dpcm su proposta del ministro dell’Economia, potrà contare su un assegno massimo di 150mila euro quest’anno, 300mila nel 2014, altrettanti nel 2015 e 200mila nel 2016, ultimo anno di incarico. In totale quasi un milione di euro. Si tratta di somme lontane dal tetto massimo previsto per i manager di Stato, che equivale ai circa 340mila euro del primo presidente della Cassazione, ma non è previsto alcun divieto di cumulo con altre indennità derivanti da altri incarichi (per esempio se si tratta di un membro di qualche consiglio di amministrazione o un revisore dei conti) nè con la pensione.

Saccomanni: “Porteremo avanti il lavoro di Monti”

Il livello dell’assegno del futuro supercommissario – che è comunque superiore a quanto incassato dal suo predecessore, Enrico Bondi – è stato fissato con un emendamento presentato dai relatori al testo di conversione del “decreto del fare”, all’esame della Camera e ormai giunto alle battute finali. Una scelta subito stigmatizzata in una nota da i deputati del M5S che, tra l’altro, avanzano anche qualche sospetto su chi potrebbe cadere la scelta: «certi paletti dell’emendamento sembrano fatti su misura per lui. Noi – scrivono – continuiamo a batterci, giorno e notte, per evitare trappole, giochi di prestigio e “scherzetti” che gli illusionisti delle larghe intese mettono in atto per ipnotizzare e gabbare i cittadini»

. Il “lui” in questione potrebbe essere il capo-economista dell’Ocse, Piercarlo Padoan, che sarebbe molto quotato dal Pd, forse più dell’altra candidata, Lucrezia Reichlin, economista con un passato in Bce e che sarebbe la prescelta del presidente del Consiglio. Al momento non risulta, invece, una candidatura Pdl mentre sarebbe ormai fuori corsa l’ex ministro Piero Giarda, padre della spending review lanciata esattamente un anno fa con il decreto 95 e autore del (finora) unico documento ufficiale del Governo che raccoglie tutti gli elementi per una revisione della spesa pubblica. (sole24ore)

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