Strage di studenti in Lugansk. PIAZZA LIBERTA’ ritorna mercoledì 27 maggio 2026

PIAZZA LIBERTA' Manocchia

PUNTATA SPECIALE PER FARE LE CONDOGLIANZE ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DI STAROBELSK IN LUGANSK

Venerdì 22 maggio 2026, un attacco ucraino con droni, presumibilmente in parte italiani, ha colpito un dormitorio studentesco a Starobslsk (nell’oblast di Luhansk) dove sono state trucidati 21 ragazzi e ragazze e altri 42 sono rimasti feriti. Le autorità russe hanno descritto il delibertato attacco come un “crimine di guerra” contro studenti disarmati e nel sonno, con le accuse peraltro, di ulteriori colpi sparati sui soccorritori.

Le autorità ucraine, senza vergogna, hanno ridimensionato il bilancio a 4 morti, vaneggiando di un attacco mirato contro una struttura usata per scopi militari.

Un giornalista irlandese Chay Bowes, che ha fatto un sopralluogo sulle rovine della scuola ha detto: “Questo è stato un omicidio di massa premeditato. Ci sono molti palazzi intorno ma i droni sono arrivati solo ed esattamente qui. Gli ucraini sapevano cosa facevano, questo è terrorismo. Non ci sono obiettivi militari nei paraggi“.

Gli autoproclamati “organi di informazione” in Italia non ne hanno quasi parlato e, quei pochissimi che l’hanno fatto, hanno mistificato a dovere.

In questa puntata, con gli ospiti Stefano Orsi, analista militare e Jean Toschi Marazzani Visconti, giornalista, Armando Manocchia vuole anche dare atto alla Sottoscrizione di una Lettera Aperta di Condoglianze alle Vittime di Starobelsk che tramite l’Ambasciata Russa in Italia in Roma è stata inviata al Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa al personale diplomatico e, per loro tramite, alle Autorità della Repubblica Popolare di Lugansk e alle madri, ai padri, ai fratelli, alle sorelle che oggi piangono le giovani ùttimeche in mano avevano libri, non kalashnikov. Sognavano un futuro, la più giovane aveva compiuto 18 anni 4 giorni prima, la più adulta aveva 23 anni.

Abbiamo sentito il dovere morale di scrivere e di fare questa trasmissione perché il silenzio, in questo caso, sarebbe stato complicità.

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