Stretto Hormuz, Onu: “Rischio carestia e crisi umanitaria”

Onu, Guterres

Un documento raccoglie le principali statistiche sul trasporto marittimo, la logistica e la portualità nazionale e internazionale

La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran va avanti da oltre 70 giorni. Il persistente blocco di fertilizzanti nello Stretto di Hormuz rischia di causare entro “qualche settimana” una “grave crisi umanitaria”: è l’avvertimento lanciato da Jorge Moreira da Silva, a capo del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite incaricato di sbloccare il passaggio di fertilizzanti nello stretto di Hormuz.

“Abbiamo qualche settimana per scongiurare ciò che sarà probabilmente una grave crisi umanitaria. Potremmo assistere aduna crisi che sprofonda altri 45 milioni di persone nella fame”, avverte Moreira da Silva, in un’intervista all’Afp. La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran va avanti ormai da oltre 70 giorni e le proposte di negoziazione sono in stallo. Teheran chiede uno stop alla guerra e quel punto sarebbe disponibile a una riapertura di Hormuz, ma non garantisce alcun impegno sul nucleare.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in una conferenza stampa a Nairobi ha ribadito: “Riaprire lo Stretto di Hormuz è l’unico modo per riportare i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti ai livelli prebellici, e questo è vitale per paesi come il Kenya”, ha proseguito Guterres. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, diversi Paesi rischiano già una crisi alimentare a causa della carenza di fertilizzanti. “Ora è la stagione della semina e, senza fertilizzanti, è facile immaginare che l’anno prossimo rischiamo di affrontare un grave problema di sicurezza alimentare. È in questo momento che l’apertura dello Stretto di Hormuz senza restrizioni è essenziale nell’interesse dell’intera comunità internazionale”, ha sottolineato il segretario generale. “Non ha senso che un conflitto tra pochi paesi abbia un impatto tale da minare l’economia globale”.

Il drastico calo dei passaggi e il costo delle rotte alternative

In questi giorni a fotografare la situazione di gravità arriva anche una nuova analisi di Assoporti ed Srm, un documento che raccoglie le principali statistiche sul trasporto marittimo, la logistica e la portualità nazionale e internazionale. Secondo il rapporto le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz hanno provocato “un calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi”. Nel documento si leggono anche altri dettagli: “lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale”.

Inoltre, restando in Medioriente, “il Canale di Suez nel 2025 registra traffici ancora inferiori del 48% rispetto al 2022, mentre le rotte alternative via Capo di Buona Speranza allungano ancora fino al 120% le distanze percorse dalle navi”. Le deviazioni delle rotte comportano “un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi logistici e del bunkeraggio”. Sono ferme nel Golfo – continua Assoporti – “quasi 1.000 navi, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento”.

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