Monza – “Non hanno vigilato sui figli minorenni” a cui non hanno “impartito un’educazione formativa” che insegnasse loro “a non tenere condotte illecite”
Con questa motivazione il Tribunale civile di Monza ha condannato i genitori dei due baby killer del quartiere San Rocco a pagare un risarcimento dei danni di 130mila euro ciascuno al padre e alla madre di Cristian Sebastiano, 42 anni, ucciso il 29 novembre del 2020 con piĂą di 30 coltellate dai due ragazzini di 14 e 15 anni di fronte a casa, nei palazzi popolari, per rapinargli una dose di cocaina.
I due responsabili sono stati condannati con sentenza definitiva a 12 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione nel processo con il rito abbreviato. Allora i familiari di Cristian non avevano potuto costituirsi parti civili perché gli imputati erano minorenni. Ora si sono rivolti agli avvocati Elena Franzoni e Maurizio Bozzetti e la giudice monzese Maddalena Ciccone ha riconosciuto loro il danno “da perdita parentale”.
La difesa dei genitori
Invano i genitori dei due ragazzi hanno puntato sulla mancanza di capacità di intendere e di volere dei minori per avere “commesso il delitto sotto l’uso di più sostanze psicotrope perché erano intossicati da mesi, con l’uso quotidiano, e quindi erano in un totale asservimento allo stato di tossicodipendenti” e, nel caso del 15enne, sull’avere assicurato al figlio, seguito dai servizi sociali dal 2017, “tutti i supporti necessari perché evitasse frequentazioni non opportune e si allontanasse dalla zona pericolosa per la dipendenza agli stupefacenti”.
“Totale carenza di vigilanza ed educazione dei minori”
La giudice ha ritenuto invece che i due ragazzini “sono stati lasciati praticamente soli di fronte alle provocazioni dell’ambiente circostante, in relazione al quale si sono trovati indifesi. L’utilizzo di sostanze stupefacenti sin dalla giovane etĂ , la partecipazione a gruppi a carattere deviante, l’attivitĂ di spaccio, la preordinazione dell’omicidio, la sua esecuzione, nonchĂ© la lucida e indisturbata attivitĂ di pulizia dell’arma del delitto, compiuta presso l’abitazione immediatamente dopo il fatto – sostiene la giudice – costituiscono elementi che dimostrano in modo evidente la totale carenza di vigilanza ed educazione dei minori da parte dei rispettivi genitori”.
La giovanissima età dei due ragazzini, inoltre, “rafforza il fatto che il loro comportamento abbia manifestato un fallimento educativo, quanto alla capacità di frenare i propri istinti o di incanalarli in modalità espressive meno gravi e violente: reazioni che peraltro sembrano avere tratto origine proprio da comportamenti dei genitori che, unitamente all’atteggiarsi del contesto sociale in cui le famiglie si trovavano a vivere, hanno probabilmente ferito la sensibilità dei minori nelle loro corde più profonde e meno controllabili”. Come la droga e gli strumenti per pesarla trovati in bella vista sulla scrivania della stanza del fratello del 14enne all’arrivo dei carabinieri.

