Uccise il 94enne che assisteva, badante cingalese condannato a 21 anni

giustizia

Ventuno anni di reclusione. La corte d’Assise di Roma ha condannato il 33enne originario dello Sri Lanka riconosciuto colpevole di omicidio volontario per la morte di Nicolò Caronia, 94 anni, poliziotto in pensione, affidato alle sue cure come badante. Trovato in fin di vita dal figlio nel suo appartamento al Portuense l’anziano morì dopo tre mesi di agonia all’ospedale San Camillo di Roma.

Pestato per un caffè

Secondo la ricostruzione processuale, il 2 giugno del 2024, l’imputato avrebbe reagito con estrema violenza a una richiesta banale dell’assistito, che gli aveva chiesto di preparargli un caffè. In preda all’alcol e irritato dal tono usato, il badante si sarebbe accanito sull’uomo con calci e pugni, lasciandolo a terra in una pozza di sangue.

La scoperta da parte del figlio

Gli elementi raccolti durante le indagini e il dibattimento hanno portato i giudici a riconoscere l’azione come volontaria e connotata da crudeltà, accogliendo integralmente la richiesta avanzata dalla pubblica accusa. Determinante anche il racconto del figlio della vittima, Fabrizio, che trovò il padre in condizioni disperate dopo essersi recato nell’appartamento, insospettito dal silenzio e dall’assenza di risposte telefoniche. L’aggressore venne rintracciato poco distante, in stato di ebbrezza.

Chi era Nicolò Caronia

Nel corso del processo è emerso il profilo di Nicolò Caronia come servitore dello Stato, impegnato per decenni in attività delicate, anche durante gli anni di piombo, tra Genova e Roma, e nel periodo del sequestro Moro, quando partecipò alle operazioni investigative senza rientrare a casa per settimane.
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