Stupri di gruppo, Consulta: “Sì sconto di pena per casi di minore gravitĂ ”

magistrati

La Consulta, il 29 dicembre, ha modificato la norma penale sullo stupro di gruppo dichiarando l’illegittimitĂ  costituzionale del reato nella parte in cui non è prevista la diminuzione della pena per i casi di «minore gravità».

Pe i giudici, «qualora la condotta posta in essere dal reo abbia un disvalore significativamente inferiore a quello normalmente associato alla figura astratta del reato, tale da poter essere considerato di sicura minore gravitĂ , è irragionevole» che la pena per il reato di violenza sessuale di gruppo «non possa essere diminuita, così come giĂ  previsto per reati altrettanto gravi, come la violenza sessuale e atti sessuali con minorenne». La sentenza  della Corte Costituzionale ha, quindi, dichiarato l’illegittimitĂ  costituzionale dell’articolo 609-octies del codice penale, per violazione degli articoli 3 e 27 della Costituzione, nella parte in cui non prevede l’applicabilitĂ  della predetta diminuente per i casi di minore gravitĂ .

«La mancata previsione di una diminuente – analoga a quella giĂ  prevista per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenne, spiegano ancora i giudici – preclude di calibrare la sanzione sul caso concreto che presenti caratteristiche di minore gravità». «Quest’ultima, tuttavia, – sostiene la Consulta – potrĂ  essere individuata nelle sole ipotesi di una condotta avente disvalore significativamente inferiore, in quanto tale condotta incide comunque sulla libertĂ  di autodeterminazione nella sfera sessuale della persona offesa, che subisce un’aggressione, sia ualitativamente che quantitativamente, piĂą intensa rispetto al caso di violenza sessuale».

La pronuncia scatenerĂ  onde d’urto su molti procedimenti in corso come su quello di secondo grado che vede imputati tre sardi, calciatori di categorie minori – Erminio Coni e Andrea Finotto di 38 anni, Alessio Costella di 36 – per aver palpeggiato nelle parti intime un’atleta olimpionica plurimedagliata, dopo averla «accerchiata» in un pub di Trastevere a Roma, ma che alla luce della sentenza della Consulta potrebbero vedere la pena alleggerita e evitare il carcere.

Gli avvocati Valerio Martis ed Ezio Ullasci, legali di due degli imputati, avevano ottenuto dalla Corte di appello di Roma la sospensione del giudizio in attesa che la Consulta si pronunciasse sull’eccezione di legittimitĂ  costituzionale relativa appunto al reato di violenza sessuale di gruppo, che, a differenza della violenza sessuale commessa da un singolo, non prevedeva finora uno sconto di pena per i fatti di «minore gravità».

I giudici di secondo grado, a fine gennaio, dovranno decidere se applicare al caso della giovane campionessa la sentenza della Corte Costituzionale. In tale evenienza, se alla fine del processo sarĂ  confermata la condanna dei tre imputati a 5 anni e 4 mesi inflitta in abbreviato, i magistrati dell’appello saranno costretti ad applicare una
diminuzione della pena «in misura non eccedente i due terzi». A quel punto, scendendo sotto la soglia dei 4 anni, eviterebbero il carcere.

Quando la vittima il 28 maggio 2024 è stata sentita dal gip di Roma, ha ripercorso quei «30-45 secondi» della violenza subita due anni prima e delle conseguenze psicologiche che ne sono derivate: ha infatti spiegato che non riesce più a fare la spesa da sola, avendo timore di essere circondata da molte persone.

La vicenda risale al febbraio del 2022

L’atleta si trovava in un locale insieme ad amici. Il gruppo stava festeggiando un compleanno. I tre imputati, in vacanze nella Capitale e incuriositi dall’allegria nel locale, si sono avvicinati alla comitiva e hanno chiesto all’atleta un selfie. Ed è questo il momento in cui Coni, Finotto e Costella superano un confine imperdonabile. Abusano dell’atleta, palpeggiandola ovunque. Anche nelle parti intime, come racconta la vittima. Gli amici scattano a difesa dell’amica. La giovane è infatti scioccata dal comportamento dei tre imputati. Lei ha il viso impietro, le parole non le escono di bocca, tale è la violenza di Finotto, Coni e Costella.

Il gup Livio Sabatini lo ha definito un «gesto umiliante e oggettivamente violento», per di piĂą ai danni di una persona vulnerabile, che aveva appena subito un’operazione e che portava dei bendaggi. Per giunta, a causa di quell’aggressione, le si erano aperti dei punti di sutura. Aveva avuto un attacco di panico e si era rannicchiata vicino al bancone. L’amica, che non aveva assistito alla violenza, l’aveva raggiunta e poi erano uscite dal locale per prendere aria.  Due dei ragazzi difesi dagli avvocati Martis e Ullasci le avevano inviato una lettera di scuse: «Noi non abbiamo allungato le mani, ma comunque ci rincresce profondamente di non aver fatto sì che non accadesse». Il terzo imputato, oggi 40enne, si era assunto la paternitĂ  del gesto, esprimendo il proprio rammarico «per aver trascinato i suoi amici in questa vicenda».

Ma l’atleta aveva detto di aver sentito su di sĂ© «almeno quattro mani». Per il giudice di primo grado sono tutti e tre responsabili del reato di violenza sessuale di gruppo, che – per le circostanze in cui si è verificato – non si può considerare «piĂą lieve». Ora sarĂ  la Corte d’appello a stabilire se possano beneficiare della “sconto” previsto dalla Consulta.

«La mancata previsione di una valvola di sicurezza che consenta al giudice di modulare la pena, onde adeguarla alla concreta gravitĂ  della singola condotta, può determinare l’irrogazione di una sanzione non proporzionata», spiega la Consulta, in quanto la fattispecie dello stupro di gruppo, oltre a prevedere «un minimo edittale particolarmente elevato» (8 anni), «coinvolge una vasta gamma di condotte dal diversificato disvalore: dalla violenza carnale agli atti di libidine violenti». Tale sentenza, firmata da Filippo Patroni Griffi, è infatti scaturita dal ricorso del Tribunale dei minori di Milano che ritiene di dover applicare uno sconto di pena a un ragazzino accusato di stupro di gruppo. In quel caso, «i palpeggiamenti sono avvenuti sopra i vestiti e per un tempo limitatissimo», spiegano i giudici.
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