Con i detenuti “ci vogliono il bastone e la carota”, un giorno di pugni e l’altro no per ottenere “ottimi risultati”. Un marocchino 40enne, Rachid Assarag, dice di aver registrato le dichiarazioni di alcuni agenti penitenziari e l’associazione “A buon diritto” ha deciso di renderle pubbliche. Come faccia un detenuto ad avere un registratore è un mistero!
L’uomo, che sta scontando una pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione per violenze sessuali, ha denunciato di essere stato picchiato e umiliato dagli addetti alla sua custodia.
“Brigadiere, perchĂ© non hai fermato il tuo collega che mi stava picchiando?”. “Fermarlo? Chi, a lui? No, io vengo e te ne do altre, ma siccome te le sta dando lui, non c’è bisogno che ti picchi anch’io”. La registrazione è nitida (registratore di ottima qualitĂ ), Rachid Assarag, chiede spiegazioni e la risposta del brigadiere è che “tanto il detenuto esce piĂą delinquente di prima”, non perchĂ© “piglia gli schiaffi, ma perchĂ© proprio il carcere non funziona”.
Il detenuto marocchino ha registrato le conversazioni in tutti gli 11 penitenziari nei quali è stato e da anni fa esposti senza che nulla accada. Ora è in sciopero della fame e avrebbe perso 18 chili, ultimamente è stato nuovamente denunciato per aver insultato le guardie dopo aver bloccato le ruote della carrozzina in cui veniva trasportato.
E l’associazione “A buon diritto” denuncia: “Se Assarag dovesse morire in carcere, nessuno potrebbe dire che non si è trattato di una morte annunciata”.
