Con questa mossa, Berlino non impone i propri valori, ma rinuncia a difenderli
Francesca Galici – www.ilgiornale.it – La Germania accelera sul progetto di un Islam “occidentalizzato” e apre le porte delle università pubbliche alla teologia coranica. All’Università di Münster è nata ufficialmente la prima facoltà di Teologia Islamica della Germania e dell’Europa occidentale: non è più un semplice centro di ricerca come ce ne sono diversi in tutto il Continente, ma una facoltà strutturata, equiparata per status e finanziamenti a quelle storiche di teologia cattolica ed evangelica.
L’obiettivo dichiarato da Berlino e dal Land della Renania Settentrionale-Vestfalia è infatti uno solo: recidere il cordone ombelicale che lega le moschee tedesche ai paesi d’origine, Turchia in testa. Fino a oggi, la quasi totalità degli imam attivi in Germania è stata formata e stipendiata all’estero, rispondendo spesso a logiche politiche straniere. La scommessa della facoltà di Münster è quella di creare una nuova classe di guide spirituali che parlino tedesco, che siano cresciute in Occidente e che, soprattutto, abbiano interiorizzato i valori democratici e costituzionali europei.
Se da un lato ci sono quelli che considerano la decisione come un tentativo di difesa di uno Stato sovrano, perché visto che l’Islam è ormai una realtà radicata sul territorio, tanto vale “nazionalizzarlo” e sottrarlo all’influenza geopolitica di Erdogan o dei finanziamenti del Golfo, dall’altra c’è chi contesta l’esatto opposto e vede questa decisione come una definitiva capitolazione culturale. Finanziare con i soldi dei contribuenti una facoltà teologica islamica e strutturare corsi di laurea per imam significa, di fatto, istituzionalizzare l’Islam come religione di Stato ufficiale al pari del cristianesimo.
Per i critici, questa non è integrazione, ma un’ulteriore concessione al multiculturalismo che rischia di legittimare una penetrazione culturale sistematica nelle istituzioni pubbliche, come le scuole.
A guidare questa nuova facoltà è stato chiamato il professor Mouhanad Khorchide, teorico di un Islam “liberale” e illuminato, palestinese cresciuto in Arabia Saudita ma con passaporto austriaco.
La sua figura è molto divisiva nel mondo islamico, perché è contestata dall’ortodossia islamica e dalle associazioni conservatrici, come la potente Ditib, controllata direttamente da Ankara e questo fa capire come l’Europa viva ancora in una dimensione ideologica scollata dalla realtà, dove ci si illude che si possano cancellare così secoli di tradizione letterale, imponendo una fede “riformata” nelle periferie e nei quartieri a forte presenza immigrata, dove è altissimo il rischio di radicalizzazione.
Con questa mossa, Berlino non impone i propri valori, ma rinuncia a difenderli, mascherando da “integrazione” quella che ha tutta l’aria di essere una capitolazione culturale in piena regola.

