MODIFICA DEL CODICE DEONTOLOGICO PSICOLOGI: IL CNOP TI SCRIVE SEMPRE D’ESTATE
– di Lavinia Nera
IL VALORE DELLA DEONTOLOGIA SECONDO IL CNOP
Dopo un Referendum illegittimo bocciato dal Consiglio di Stato nel dicembre del 2024, il Consiglio Nazionale degli Psicologi (eletto con una percentuale di voti insignificante) invece che mettere in atto una seria riflessione critica circa il proprio operato, cosa fa?
Pensa (nuovamente) di modificare il Codice Deontologico.
La “prima revisione” ovvero il primo tentativo di colpire il codice deontologico, atteso che il “referendum” del 2023 fu un vero e proprio golpe con gli psicologi che non erano stati neppure formalmente convocati alla votazione e che comunque non avrebbero potuto votare una premessa etica imposta dall’alto¹(cfr. ricorso 6630/2024); questo tentativo (bocciato dopo lo stop del CDS che accoglieva il citato ricorso) non aveva preso minimamente in considerazione la giurisprudenza deontologica, in violazione persino dell’art.41 del Codice Deontologico, il quale prevede espressamente l’obbligo di raccolta della giurisprudenza sul tema, anche al fine della revisione periodica del Codice.
Cio’ dice molto circa il valore che l’ordine degli psicologi conferisce alla Deontologia, tant’e’ che per decenni non se ne e’ mai interessato e soprattutto non ha mai diffuso con la base alcun dato reale rispetto all’applicazione del Codice Deontologico. Ma visto che la categoria degli psicologi sembra avere la speciale abilita’ di non apprendere dai propri errori, fin quando cio’ accadra’, restera’ condannata ad un’infinita coazione a ripetere.
IL FAR WEST DELLE COMMISSIONI DISCIPLINARI REGIONALI
C’e’ infatti dell’increbile visto che sino al 2026, il Consiglio Nazionale degli Psicologi, non si e’ mai occupato di raccogliere analizzare e confrontare, le decisioni e il lavoro svolto dalle commissioni deontologiche regionali, e cio’ a partire praticamente dall’istituzione della professione (legge 56/89) sino ad oggi, ovvero, sino alla sentenza che annullava il Referendum per vizi tali da invalidare l’intera procedura.
- Riforma Sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sez. Quinta) n. 11482/2024
C’e’ voluta una sentenza del Consiglio di Stato affinche’ il CNOP diffondesse, per la prima volta nella storia dell’ordine psicologi, alcuni DATI rispetto l’applicazione del Codice Deontologico tra gli iscritti (cfr. https://www.psy.it/prodigit-programma-per-la-revisione-organizzazione-e-la-digitalizzazione-della-funzione-deontologica-e-disciplinare/).
Ma anche in tal caso c’e’ dell’incredibile:
il CNOP mostra dei dati totalmente de-contestualizzati ovvero, cio’ che conosciamo sono solamente gli articoli violati ma non sappiamo assolutamente nulla sul perche’ la violazione si e’ configurata (o meno) e soprattutto non possiamo operare alcun confronto rispetto alla sanzione comminata al professionista ad esempio a parita’ di violazione, dai diversi ordini regionali (cfr. “Il Codice che verra’ una scelta identitaria” https://www.youtube.com/watch?v=YQB-nANIKwM).
Su una categoria che cresce in maniera esponenziale con 154.790 iscritti ad oggi (nel 2023 eravamo circa 130.000) con quasi 25.000 iscritti in piu’ in 3 anni, il CNOP ha effettuato un confronto su 3+2 (=5) casi (3 colleghi che hanno violato 8 articoli e 2 colleghi che ne hanno violati 10) mancando totalmente il parametro della comparazione (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=3IvPcxBCMWo).
Quanto il CNOP sia fuori contesto lo dimostra il costante riferimento a codici etici di matrice anglofona e anglossassone provenienti da contesti totalmente diversi da quello italiano, per di piu’ senza alcuna considerazione dei Codici Deontologici in vigore presso gli stati membri dell’Unione Europea, di cui l’Italia e’ parte.
Ad oggi il CNOP afferma di non essere entrato nel merito dei contenuti disciplinari e di non sapere assolutamente nulla del contesto in cui quelle violazioni sarebbero avvenute (!)
I RISULTATI DI UNA DEONTOLOGIA IN MANO A POCHI
(E SEMPRE GLI STESSI)
Dunque ad oggi 2026 -a quasi 40 anni dalla sua istituzione- il CNOP ha raccolto un campione di 541 casi effettivamente sanzionati (in 10 anni) rispetto a 1534 casi archiviati. Stando a questo dato gli psicologi sembrerebbero una categoria particolarmente virtuosa, considerando che oltre il 70% delle segnalazioni deontologiche non produce alcuna sanzione.
Ma e’ davvero così?
Intanto nei dati del CNOP e’ totalmente ASSENTE qualunque informazione circa i motivi delle archiviazioni. Abbiamo ad esempio 330 segnalazioni per le quali non e’ stata aperta neppure l’istruttoria preliminare:
Perche’ queste segnalazioni sono state archiviate immediatamente? A fronte di quali violazioni segnalate?
Non e’ dato saperlo, così come non vi e’ possibilita’ di operare alcun confronto tra CASI ARCHIVIATI e CASI RINVIATI A GIUDIZIO.
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Cio’ che i dati rilevati dal CNOP non ci dicono e’:
A parita’ di articoli violati che pena e’ stata comminata?
A parita’ di articoli violati:
quali casi sono archiviati in fase dibattimentale e perche’?
quali casi invece sono stati sanzionati e perche’?
Come viene stabilito il peso della condanna?
Chi decide e sulla base di quali parametri, la gravita’ della violazione?
Uno psicologo non vaccinato subisce 90 giorni di sospensione per avere eseguito da sospeso una CTU in qualita’ di CTP; un altro subisce la sanzione dell’avvertimento (pacca sulla spalla) per aver diffamato un genitore nel corso di una CTU accusandolo falsamente di gravi reati; un altro ancora condannato in primo grado per reati violenti, continua a svolgere attivita’ da CTU/CTP senza inibizione alcuna da parte dell’ordine professionale.
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Fintanto che gli ordini adotteranno questo modus operandi, non vi sara’ alcuna garanzia riguardo la corretta applicazione del codice deontologico tra gli iscritti oltre che alcuna garanzia di TERZIETA’ delle commissioni deontologiche regionali (oggi abbiamo gli Uffici istruttori ma spesso si cambia per non cambiare nulla) organi comunque giunti ad un livello di stagnazione insostenibile e che potrebbero essere sostituiti validamente da GIURIE POPOLARI di PSICOLOGI scelti tra TUTTI gli iscritti che SI RINNOVANO CAMBIANDO sistematicamente.
TUTTI GLI PSICOLOGI SONO UGUALI DAVANTI ALLE COMMISSIONI DISCIPLINARI?
“Stranamente” abbiamo un picco di sanzioni disciplinari in corrispondenza dell’anno 2021 con un incremento notevole in tal senso proprio a partire dal periodo “pandemico” e con una tendenza in calo evidente dal 2024. Nessuna riflessione critica in merito da parte del CNOP, rispetto al fatto che molto probabilmente trattasi di procedimenti a carico di psicologi non vaccinati a dimostrazione di come la deontologia possa essere all’uopo utilizzata come strumento per asservire e piegare la categoria. Ci limitiamo qui ad evidenziare che forse, questo non e’ neppure l’elemento piu’ grave e problematico determinato da un accentramento del potere deontologico nelle mani sempre degli stessi soggetti, i quali hanno amministrato senza alcun controllo e senza alcun confronto migliaia di segnalazioni e procedimenti deontologici, con decisioni che nell’87% dei casi non vengono impugnate, non perche’ come sostiene subdolamente il CNOP, la macchina funzioni bene, bensí per gli elevati costi relativi a spese legali e soccombenze.
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Ma il fatto piu’ grave e’ relativo alle mancate sanzioni verso professionisti che vediamo all’opera in qualita’ di CTU e Periti soprattutto nell’ambito di procedimenti che coinvolgono bambini minorenni, ove a causa dell’agire deontologicamente scorretto di alcuni, il lavoro degli psicologi in tribunale e’ stato messo pesantemente sotto accusa e definito non scientifico da sentenze di Cassazione (si veda il riferimento alla PAS) cosí come gli interventi psicologici proposti a seguito di CTU si sono rivelati inutili e irrilevanti, in danno all’immagine dell’intera categoria degli PSICOLOGI. Visto che la maggior parte delle segnalazioni deontologiche riguardano l’ambito giuridico-forense, il fatto che neppure il 30% degli psicologi segnalati venga poi effettivamente sanzionato, farebbe infatti presumere proprio questo, considerando inoltre che su 541 sanzionati, 239 hanno ricevuto una “pacca sulla spalla” (avvertimento).
Appare evidente che il nocciolo della professione, il cuore della stessa, e’ qualcosa di cui l’ordine non si occupa o comunque non se ne occupa in maniera eticamente e deontologicamente lineare, in primo luogo rispetto alla trasparenza ma soprattutto in relazione alla terzieta’ e autonomia nel poter mettere in atto scelte che servano realmente all’intera categoria degli psicologi e che tutelino la salute l’utente. Il corto-circuito appare ancor piu’ evidente considerando che quasi il 90% delle sentenze deontologiche non venga impugnato dagli iscritti (a causa dei costi e della precarieta’ professionale) impedendo la formazione di una giurisprudenza in materia di deontologia psicologica con Sentenze emesse in tal caso dal Tribunale e dunque di pubblico dominio.
Ad oggi le decisioni delle commissioni deontologiche non vengono pubblicate ne’ diffuse attraverso alcun canale, restando chiuse nei cassetti delle commissioni disciplinari e lasciando totalmente all’oscuro l’intera categoria della gestione deontologica, con un notevole potere amministrato senza alcun controllo democratico e le relative conseguenze.
La professione non puo’ essere detenuta dagli ordini e deve tornare in mano a chi la esercita in scienza e coscienza e liberta’ di pensiero.

