«Il Forteto è stato, legibus solutus, sottratto a qualsiasi controllo per oltre un trentennio»
di Francesco Boezi (www.ilgiornale.it) – Questo, nero su bianco, è uno dei passaggi contenuti nella relazione che il Procuratore della Repubblica inviò al ministero della Giustizia, e anche al gabinetto del ministro, nel luglio del 2015. Il Guardasigilli era il dem Andrea Orlando, chiamato a valutare una sua prerogativa di legge: l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati che, nel corso di trent’anni, hanno affidato minorenni alla setta basata su abusi sessuali e maltrattamenti fisici e psicologici su minori.
Ma il ministro della Giustizia dei tempi decise di non intervenire, nonostante la relazione. Ieri l’esponente del Pd è stato audito dalla commissione d’inchiesta bicamerale che cerca di fare luce sulle coperture politiche e forensi garantite alla «cooperativa agricola», al progetto «progressista» fondato dal «profeta» Rodolfo Fiesoli e da Luigi Goffredi nei dintorni di Firenze, nel 1977.
Il dramma è che i minori su cui Fiesoli e Goffredi, condannati entrambi, compivano abusi e maltrattamenti, venivano affidati al Forteto da magistrati. Ed è anche sul Tribunale dei minori fiorentino dell’epoca che si concentra l’attenzione della bicamerale.
«Come ho riferito alla commissione d’inchiesta depositando una corrispondente nota, l’ispettorato del ministero valutò che i magistrati con possibile responsabilità disciplinari erano già fuori dall’ordine giudiziario», si è giustificato l’ex ministro. Il tema posto, in primis da Fdi, riguarda tuttavia il fatto che sarebbe bastato «un banale controllo per verificare il coinvolgimento di numerosi altri giudici minorili ancora in servizio», così come sottolineato dalla deputata meloniana Grazia Di Maggio. Oltre ai magistrati in quiescenza, insomma, ne esistevano altri, in servizio nel 2015, che avevano almeno co-firmato gli atti di affidamento. E su cui Orlando non ha esercitato l’azione disciplinare.
Certo è che la relazione arrivata nelle mani dell’ex Guardasigilli era piuttosto esplicita. In uno dei passaggi, si legge: «Come negli anni ’70, l’accusa delle vittime ha dovuto fare i conti… con l’esistenza di un sistema pubblico… che ha fatto credito unicamente all’esperienza educativa e pedagogica de il Forteto… ignorando le voci di coloro… che erano stati ricoverati e le voci che ponevano dubbi…».
È la cupola ideologica, quella che ha coperto la comunità di Fiesoli e garantito, forse, una certa impunità. Della relazione inviata al piddino aveva parlato in precedenza in commissione la pm Ornella Galeotti: il ministero della Giustizia aveva chiesto quel documento in seguito a un’interrogazione parlamentare. E la Procura di Firenze, con a capo Giuseppe Creazzo, la inviò.
Orlando ieri ha parlato di «sottovalutazione del contesto». Eppure, sempre nella relazione, veniva evidenziato come quanto accaduto al Forteto potesse contare sull’«imprimatur delle autorità preposte», oltre che sulla loro «egida».
La coda della giornata, come spesso accade a un anno dal voto, è stata accompagnata da polemiche elettorali.
Per la sinistra, il centrodestra utilizza le commissioni d’inchiesta, compresa quella sul Forteto, per la sua «propaganda».
Il centrodestra, come aveva fatto il presidente Francesco Michelotti giorni fa, ha incalzato Orlando sulla mancata azione disciplinare. Il dramma del Forteto è storia. I traumi subiti da chi è stato costretto in quella comunità sono più vivi che mai.
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