“Polarizzare” il confronto. E “ricompattare” il centrodestra. Se tra i suoi si riassume così l’obiettivo perseguito da Giorgia Meloni con l’uscita in tv sul Colle, di sicuro l’effetto è già ottenuto nel campo avversario. Il giorno dopo quel “rompere il tabù” della destra al Quirinale scatena il “muro” delle opposizioni. Le interessa “solo il potere”, tuona Elly Schlein chiamando all’unità il centrosinistra, a partire dal “muro” sulla legge elettorale sulla quale, assicura Giuseppe Conte, il fronte progressista è pronto al ricorso alla Consulta.
Mentre la sanità “è al collasso” e gli italiani “non si curano più”, è il messaggio che spinge il Pd, la “priorità” di Meloni “è la legge elettorale, il potere, è il Quirinale“, sintetizza la segretaria proprio da un palco ad hoc sulla riforma del sistema di voto, su cui sfilano i leader del centrosinistra per dire no a una legge che altro non è che un “premierato mascherato”.
A “tradire l’intenzione”, sottolinea Schlein è proprio l’indicazione del premier (al deposito delle liste e del programma elettorale) previsto dalla riforma, con in palio la presidenza della Repubblica “non so se per lei o per Ignazio La Russa”. O per il sottosegretario Alfredo Mantovano, che compare nelle prime indiscrezioni sul totonomi. Lui a un evento pubblico glissa, anche sull’ipotesi tra lui e Meloni a Palazzo Chigi in caso di trasloco della leader al Quirinale. E c’è chi malignamente, protetto dall’anonimato, è pronto a scommettere che il suo nome sia stato fatto circolare per bruciarlo in partenza. Tra i fedelissimi, comunque, in molti sono pronti a giurare che quello che sta a cuore alla premier sia non perdere, “prima volta nella storia”, l’occasione per la destra di varcare il portone del Quirinale ma che non sia interessata per sé.
Ma c’è anche chi invece è convinto che l’idea non sia del tutto peregrina, perché le permetterebbe una “infilata di record”, dopo la prima donna alla presidenza del Consiglio, la prima donna alla presidenza della Repubblica. O almeno a riuscire a portare per la prima volta un Capo dello Stato eletto dal destra. Esplicitare, in tv, la questione di cui tutti parlano già da mesi nei capannelli in Parlamento, serve a lanciare la campagna elettorale, è elemento “di forte richiamo” per l’elettorato oltre a servire, ammettono tra i suoi colonnelli, a indebolire il messaggio di Roberto Vannacci e a sostenere la strada del “voto utile”.
In questo schema certamente gioca un ruolo non secondario la legge elettorale, che la premier continua a volere fermamente portare a casa. Con la riforma, dalle urne esce “un risultato certo” e così, spiega usando la metafora calcistica un big di FdI, fa diventare le prossime elezioni “una finale. Chi vince alza la coppa, chi perde ci proverà la prossima volta”.
ANSA

