Veneto: Servizi Sociali in “fuga”

figli sottratti

COMUNICATO STAMPA – Veneto: Servizi Sociali in “fuga”.
IlliceitĂ  ed elusioni dei provvedimenti giudiziari tra Padova e Treviso, coinvolte la ULSS 6 Euganea e la ULSS 2 Marca Trevigiana. Ma servono ispezioni urgenti in tutto il Veneto e su tutto il territorio nazionale.

Sono passati 5 anni da quando il piccolo M. è stato strappato con ferocia dalle amorevoli braccia materne per essere rinchiuso in una struttura comunitaria ed essere poi affidato al padre veneto come un pacchetto regalo, uomo da cui Laura si era separata per violenza nel lontano 2014 e che ancora oggi mostra per questo rabbia nei confronti della donna, così come emerso nel corso di una Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta dalla Corte d’Appello di Roma; non per niente la vicenda è stata riconosciuta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio della scorsa Legislatura come uno dei 36 casi esemplari di violenza istituzionale sui 1500 fascicoli ricevuti dalla Commissione.

Ed infatti, oggi, il piccolo M., la sua mamma ed i non piĂą giovani nonni materni sono ancora vittime indifese delle istituzioni italiane della tutela minorile, immotivatamente costretti ad incontri in Spazio Neutro della durata di un’ora ogni 15 giorni per la madre e di soli 30 minuti una volta al mese per i nonni materni con la sorveglianza di un educatore e di un assistente sociale, che costringono tutta la famiglia materna ad estenuanti trasferte da Roma al Veneto per trovarsi davanti un bambino palesemente manipolato dagli operatori sociali e dagli psicologi dei Servizi territoriali della ULSS 2 Marca Trevigiana e della ULSS 6 Euganea, che – contra iamente all’incarico conferito dall’AutoritĂ  Giudiziaria al fine di riavvicinare il minore alla famiglia materna quale “vantaggio” per il minore stesso – si adoperano per mantenere il bambino il piĂą possibile distante dal ramo parentale materno, anche attraverso il rifiuto di far recuperare ai nonni un incontro di mezz’ora non effettuato per malattia degli stessi, nonostante il Tribunale civile avesse ritenuto che “la richiesta di recuperare gli incontri non fruiti appare fondata, al fine di ripristinare la continuitĂ  relazionale del minore con la famiglia materna”.

Di fronte a tutto questo, Laura non ha mai smesso di lottare per riportare suo figlio a casa, per cercare di ridargli quella vita serena che gli è stata rubata all’età di soli 7 anni e mezzo a causa della patologica volontà vendicativa paterna nei confronti della donna, per far emergere le responsabilità di tutti i soggetti istituzionali che hanno distrutto l’infanzia del proprio figlio e per far emergere le verità fino ad oggi occultate dalle istituzioni della tutela minorile italiana.

E così la donna ha iniziato a compiere accessi documentali presso gli uffici di tutti i Servizi sociali coinvolti nella vicenda, da Roma al Veneto, tra cui proprio il Consultorio familiare di Mogliano Veneto facente capo alla ULSS 2 Marca Trevigiana ed il Consultorio familiare di Camposampiero facente capo alla ULSS 6 Euganea. E’ proprio qui che Laura ha scoperto che gli appunti manoscritti dell’assistente sociale, assunti nel corso degli incontri protetti con il proprio figlio, vengono considerati come appunti personali e quindi distrutti, in grave violazione anche dei principi espressi dal Tar Lazio-Roma con la Sentenza n. 716/2022, in cui i giudici amministrativi hanno specificato che “gli appunti manoscritti non rivestono mero carattere informale ad uso esclusivamente personale”.

Ma non solo: gli operatori di tale Consultorio si sono arrogati addirittura il diritto di omettere la verbalizzazione delle riunioni d’èquipe compiute con gli operatori del Consultorio di Mogliano Veneto, oltre che di depositare relazioni non richieste dal giudice civile, in cui hanno persino suggerito al Tribunale di compiere l’ascolto del minore con modalità del tutto abnormi e non previste dalla normativa codicistica vigente in materia, ossia “con il supporto dei professionisti dei Servizi che ne hanno la presa in carico, il sostegno ed il monitoraggio”, cioè con il supporto degli operatori sociali del Consultorio familiare di Mogliano Veneto, già tutti denunciati ed indagati dalla competente Procura della Repubblica per plurime ipotesi di reato.

Intanto, a distanza di un anno dalla ripresa dei contatti materno filiali e nonni-nipote in ambiente protetto, questa drammatica vicenda è stata raccontata dalle telecamere della trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano nella puntata dell’11 gennaio 2026, in cui è stato mostrato il drammatico filmato dello strappo del bambino dalle braccia materne ad opera della Polizia di Stato ed è stato documentato il rifiuto espresso ai nonni materni dal Servizio sociale del Consultorio di Camposampiero circa la richiesta dei nonni di poter solo consegnare un momento la Calza della Befana al proprio nipote in occasione dell’incontro materno filiale, nonostante si fossero fatti appositamente un viaggio in treno di 600 km.; eppure, già la Corte d’Appello di Roma aveva valutato “sussistente l’interesse di M. alla relazione con i nonni”.

La domanda sorge allora spontanea: è questo il supremo interesse del minore? E’ questa la tutela minorile pagata con denaro pubblico?

Laura ha così deciso di richiedere un appuntamento al Direttore Generale e al Direttore Socio sanitario della ULSS 6 Euganea “con l’obiettivo di poter individuare insieme delle modalitĂ  operative improntate all’imparzialitĂ , alla trasparenza ed alla corretta oltre che piena esecuzione dei provvedimenti resi dall’autoritĂ  giudiziaria, orientando l’attivitĂ  dei Servizi incaricati al reale ed effettivo riavvicinamento del minore alla famiglia materna, senza piĂą porre in essere alcuna modalitĂ  ostativa allo spettante diritto di visita e frequentazione”; ma, a quanto pare, dopo che sono arrivate le telecamere e che è stata scoperta la distruzione degli appunti manoscritti degli incontri protetti, i vertici della ULSS 6 Euganea non sembrano intenzionati a ricevere Laura. Anzi, il Servizio sociale ha dimostrato di voler palesemente fuggire dalla vicenda, comunicando di porre fine all’incarico di gestione degli incontri materno filiali conferitogli dal Tribunale, dirottando tale attivitĂ  verso il Consultorio familiare di Mogliano Veneto, giĂ  esonerato dall’AutoritĂ  Giudiziaria sin dal 25 maggio 2025 in accoglimento della “richiesta del Servizio di Mogliano Veneto di essere esonerato dall’incarico di organizzazione degli incontri madre-figlio”, poichè a parere del Giudice trevigiano “difettano, allo stato, i presupposti per la conferma dell’incarico al Consultorio Familiare e Servizio per l’EtĂ  Evolutiva di Mogliano Veneto. Ciò in ragione delle manifestazioni di sfiducia a piĂą riprese contenute negli atti della signora …. e della posizione assunta, sul punto, dagli stessi Servizi nelle loro relazioni”.

Intanto, nonostante la condanna del Tar Veneto, al Comune di Zero Branco (TV) – che si occupa di gestire il Servizio di educativa domiciliare in favore del piccolo M. come disposto dall’AutoritĂ  Giudiziaria – tentano ancora di sottrarre dalla sfera di conoscenza materna una gran mole di documentazione facente parte della Cartella sociale del minore, tra cui i cospicui scambi epistolari con il padre del bambino, da ritenersi il principale artefice della tortura agita sino ad oggi su questa creatura innocente con l’anomalo supporto di tutte le figure istituzionali coinvolte.

Addirittura, per aver sollecitato telefonicamente il riscontro alla richiesta scritta di ricevere la documentazione ancora non consegnatale o l’esplicita attestazione dell’assenza della stessa nella chiesta Cartella sociale, Laura si è vista attaccare il telefono in faccia dalla Responsabile del Settore servizi sociali del Comune di Zero Branco, sentendosi prima urlare contro la frase “Attesto quello che decido io”, in grave violazione del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, secondo cui il dipendente pubblico, nell’approccio con i cittadini, deve dimostrare “la massima disponibilitĂ  e collaborazione, fornendo le informazioni e i chiarimenti richiesti” e adottando “un atteggiamento […] di massima trasparenza e di lealtĂ ”; eppure, nonostante la gravitĂ  dei fatti, il Sindaco ha rifiutato un immediato confronto telefonico con la donna su quanto avvenuto!

E al Consultorio di Mogliano Veneto (TV), già esonerato dal Tribunale dalla gestione degli incontri protetti tra madre e figlio a maggio 2025 in ragione delle relazioni inveritiere redatte, si cerca di riappropriarsi di questa attività, senza alcuna etica morale e dignità professionale, non tenendo conto del fatto che il Tribunale di Treviso non ha affatto esonerato la ULSS 6 Euganea dall’organizzazione degli incontri protetti. Inoltre, secondo il buon detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, il calendario dei prossimi incontri inviato a Laura è stato elaborato senza tenere minimamente in considerazione nè le esigenze lavorative della donna (che, si ricorda, è insegnante nella scuola pubblica), nè gli orari dei collegamenti ferroviari tra Roma ed il Veneto, in quanto non si è provveduto ad interpellare previamente la genitrice come indicato dal Tribunale; questioni per le quali la donna aveva già presentato ricorso un anno fa proprio dinanzi al Tribunale Civile di Treviso, ottenendo appunto l’esonero del Consultorio di Mogliano Veneto dalla gestione della
frequentazione con il figlio.

Ma allora è del tutto lecito domandarsi: che interessi ci sono per volersi riappropriare di questa attività? Interessi economici? Accordi con il padre del minore? Accordi con il privato sociale pagato per lo svolgimento di questi incontri protetti?

Laura non molla ed è pronta a dare ancora battaglia nelle aule di giustizia per vedere tutelati i diritti del proprio figlio, fino ad oggi danneggiato dagli operatori dello Stato che, come si vede, continuano ad agire in violazione delle leggi esistenti; intanto, le condotte illecite degli operatori sociali coinvolti sono state già tutte sottoposte alla cognizione delle competenti autorità giudiziarie in ambito penale.

A questo punto risulta ineludibile l’intervento degli Assessori regionali ai Servizi sociali ed alla Sanità, oltre che del neoeletto Presidente della Regione Veneto, affinchè si provveda a disporre urgenti ed approfondite ispezioni presso gli uffici di tutti i Servizi sociali della Regione Veneto, con particolare attenzione alla ULSS 2 Marca Trevigiana, già attenzionata dalla stampa per eclatanti vicende relative agli affidi illeciti dei minori.

Ma è necessario che intervenga anche il Garante dell’Infanzia regionale ed il Garante dell’Infanzia nazionale perchè non è più possibile continuare ad assistere passivamente a forme di violenza istituzionale sui minorenni.

Intanto, Laura, il piccolo M. ed i suoi nonni materni rimangono in attesa di Giustizia, in uno Stato in cui la tutela dei minori rappresenta solo un deplorevole business.

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