L’Europa si vuole difendere dalla Russia creando paludi

palude

La difesa dell’Europa dalla minaccia russa potrebbe sfruttare le zone umide e le paludi sul fianco orientale della Nato. Anche crearne di nuove, ostacolando e disincentivando in questo modo eventuali invasioni di terra. Si tratta di un vecchio progetto già discusso dai vertici militari di Usa e Stati Ue, su impulso di scienziati e realtà accademiche, e che ora è tornato in auge con le politiche di riarmo e “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina nel dopoguerra.

Noi non ce lo ricordiamo, ma tutte le guerre combattute fino a mezzo secolo fa sono state vinte o perse a causa di montagne, mari, fiumi e barriere naturali in generale. La stessa Ucraina è così importante anche perché rappresenta un’autostrada pianeggiante attraverso cui gli eserciti possono entrare in Russia senza incontrare ostacoli orografici. Da quest’ottica, anche il recente ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato assume una nuova prospettiva. La Finlandia, in particolare, è disseminata di aree naturali umide proprio al confine con la Russia. Anche Romania, Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) e Polonia, avversari esistenziali di Mosca, hanno cominciato a pensarci seriamente.

La lunga “cortina umida” che ci proteggerà (?) dalla Russia

Team di esperti di questi Paesi, oltre che di Germania e Ucraina, hanno proposto l’idea di una strategia europea di “difesa naturale” su larga scala. Il progetto prevede per gli Anni Trenta del Duemila una “cortina umida” di migliaia di chilometri di paludi e torbiere, ripristinate e bonificate, e di foreste verdi alla frontiera con la Russia. Il che consentirebbe di pigliare due piccioni con una fava:

– scoraggiare eventuali operazioni militari russe verso Ovest;
– perseguire la politica ambientale europea, centrando molti obiettivi di neutralità climatica e biodiversità. […]

I progetti europei

La Bundeswehr ha inserito nell’agenda Ue per la neutralità climatica entro il 2045 un piano d’azione nazionale per la riumidificazione di ampie zone di torbiera. I tre scienziati principali del progetto – Hans Joosten, Franziska Tanneberger e Malte Schneider – hanno citato una pubblicazione bielorussa del 2016 che spiegava come le torbiere umide possano sopportare il 75% di carico in meno dei veicoli militari rispetto alle zone prosciugate. Gli agricoltori che vedrebbero i loro terreni rovinati riceverebbero a quel punto contributi economici statali per compensare le perdite.

Cosa prevede il piano europeo sulle paludi

Il piano europeo sulle “paludi antirusse” prevede la creazione di un fondo comune Ue fino a 500 milioni di euro, pensato per finanziare nuove infrastrutture di sicurezza su un’area iniziale di oltre mille chilometri quadrati. Le risorse rientrerebbero tuttavia nella lotta al riscaldamento globale e alle emissioni nocive, non certo nelle spese militari. Un ulteriore indizio dell’impreparazione materiale dell’Ue alla guerra e della preponderanza di altri dossier, come quelli economico e climatico.
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