Covid, UE: a negoziare per i vaccini un ex lobbista delle case farmaceutiche e Gianni Rezza

Rezza copertura vaccinale

L’obiettivo di vaccinare al più presto la più alta percentuale possibile di europei contro il Covid-19 giustifica l’assenza di trasparenza nei negoziati tra l’Ue e le case farmaceutiche? Evidentemente la risposta è “sì” secondo la Commissione europea e “no” per il Parlamento europeo. A dimostrarlo è il braccio di ferro in corso da mesi tra le due istituzioni di Bruxelles sulla pubblicazione, negata dalla Commissione, della lista dei membri del Comitato direttivo (meglio noto come Steering Board), ovvero le persone incaricate dagli Stati membri per negoziare con le case farmaceutiche sulle forniture di dosi anti-Covid. Stando ai numeri, i negoziatori hanno fatto il loro dovere garantendo all’Ue oltre quattro miliardi e mezzo di vaccini a fronte di una popolazione poco inferiore ai 450 milioni di abitanti.

Tuttavia, secondo gli europarlamentari, i cittadini Ue hanno diritto di conoscere almeno l’identità di chi sta trattando a nome loro con le case farmaceutiche. “La trasparenza è un prerequisito per stimolare e mantenere la fiducia del pubblico nei vaccini”, ha detto poche settimane fa l’eurodeputata spagnola Dolors Montserrat. Ma la Commissione europea ha insistito sulla necessità di non pubblicare la lista dei negoziatori, suscitando la curiosità di giornalisti e attivisti per la trasparenza. Con il risultato che ormai le generalità dei sette negoziatori del Joint negotiation team, quello incaricato di trattare direttamente con le multinazionali farmaceutiche, è stato reso noto dalla testata EUobserver e dal team di giornalisti Investigate Europe.

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A negoziare per i vaccini un ex lobbista delle case farmaceutiche

A uno di loro, lo svedese Richard Bergstrom, va dato atto non solo di aver reso pubblica la sua appartenenza alla squadra di negoziatori, ma anche di aver risposto alle domande dei giornalisti e di non aver nascosto il suo passato. Bergstrom, fa notare EUobserver, ha lavorato per quasi tre decenni nel settore farmaceutico privato, “compresi cinque anni come capo della lobby Ue, la Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia)”.

L’esperienza da lobbista per le case farmaceutiche, fino a prova contraria, non dovrebbe aver influenzato l’attività del negoziatore che, come gli altri appartenenti al team, ha firmato una dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. Maggiori dubbi sono però venuti a galla quando è emerso che l’esperto avrebbe inoltrato almeno 47 mail dalla casella postale ufficiale e protetta al suo indirizzo personale Gmail. La gestione inappropriata di documenti riservati sulle trattative in corso è stata resa nota dai giornalisti svedesi grazie a una richiesta di accesso gli atti. Bergstrom si è giustificato spiegando di aver inviato alla mail non protetta solo gli inviti alle riunioni online per usare i suoi dispositivi privati durante le videochiamate di lavoro.

Oltre al negoziatore svedese, EUobserver ha diffuso i nomi degli altri sei membri del Joint negotiation team. Tra loro c’è anche l’italiano Giovanni Rezza, direttore al ministero della Salute. “Epidemiologo di spicco, Rezza ha trascorso gran parte della sua carriera nella pubblica amministrazione”, si legge nell’inchiesta giornalistica.  https://europa.today.it