Covid, Crisanti: mascherine di stoffa non servono a nulla

Secondo Crisanti, le mascherine di stoffa andrebbero eliminate perché “hanno pochissima efficacia, non fanno nulla”

Crisanti mascherine di stoffa

Le mascherine di stoffa? “Andrebbero eliminate hanno pochissima efficacia, non fanno nulla”. Lo ha detto Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Universita di Padova, intervenuto oggi alla trasmissione ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1. Il microbiologo non ha dubbi su quali siano i dispositivi di protezione da consigliare. “Con le mascherine FPP2 – ha spiegato – è difficilissimo contagiarsi”.

Contrariamente alle mascherine di stoffa, quelle di tipo FFP2 hanno un potere filtrante superiore al 90%, per questo – con l’arrivo di varianti più contagiose del Sars-Cov-2 – in alcuni Stati europei sono diventate obbligatorie nei luoghi pubblici. Di contro, come si legge sul sito dell’ospedale San Raffaele, le mascherine chirurgiche arrivano a un massimo del 20% in ingresso, la loro capacità di filtraggio è infatti soprattutto verso l’esterno e dunque sono utili soprattutto per proteggere gli altri. Quanto ai dispositivi di protezione lavabili, ci sono forti dubbi sul fatto che possano garantire una protezione adeguata, soprattutto dalle goccioline più piccole (aerosol).

Andrea Crisanti: “Cambierei il parametro Rt, è basato su dati di 7 giorni fa”

Crisanti ha parlato poi della situazione epidemiologica in Italia. Se riaprire o chiudere per il virus? “Ce lo dirà il virus questa settimana. Il lockdown totale, se possibile, come tutti, lo vorrei evitare. Però bisogna chiedersi: se vogliamo mandare avanti l’economia che prezzo siamo disposti a pagare? Perché con la variante inglese casi aumentano”.

“Quando la variante inglese si impone porta sempre delle chiusure, perché infetta più persone se non si chiude il sistema non ce la fa. Piuù i colori vanno verso il chiaro, più le persone girano e il virus circola. Questo tiramolla finirà solo quando riusciremo a vaccinare più persone possibili”, ha aggiunto il medico a Rai Radio1. Cosa suggerirebbe di fare per rendere più efficiente il criterio con cui stabilire le restrizioni? “Cambierei il parametro, l’RT è preciso ma è retrospettivo, è basato oggi su dati di 7 giorni fa. Serve un parametro più puntale, come quello del numero dei casi giornalieri”.

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