Migranti, ammiraglio Picchio brutale: “Un disegno contro l’Italia, serve intervento militare”

Il ministro degli Interni Marco Minniti è tornato dal vertice con Francia e Germania con in tasca un accordo generico su un “codice comune” sulle Ong attive nel soccorso dei migranti in Mediterraneo. La verità è che il faccia a faccia è stato interlocutorio, se non negativo: il presidente francese Macron non intende cedere infatti sul no ai migranti economici e la linea dura che si traduce sullo stop al passaggio di extracomunitari tra Ventimiglia e Mentone.

Nel 2015 la UE ha regalato alle Ong 1,2 miliardi di euro

Secondo l’ammiraglio Alessandro Picchio, già consigliere militare dei governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti, la questione è torbida.

“C’è un disegno contro l’Italia”, spiega al Messaggero puntando il dito contro quelle Ong che fanno gli interessi non dei migranti, ma di chi le finanzia. “Il problema va risolto in Africa dall’Onu e dall’Unione europea”.

“Nel Mediterraneo – spiega l’ammiraglio – ci sono organizzazioni che con la scusa di essere non governative, si lasciano guidare da uno spirito anarchico. Potrebbero presentarsi davanti a un porto francese o spagnolo o perfino del Nord Europa. Sono navi che in teoria non hanno uno Stato di riferimento, ma chi le finanzia, e i finanziatori spesso non sono italiani. Chi vuol creare difficoltà all’Italia? Da un lato le Ong seguono proprie logiche, dall’altro sottostanno a interessi finalizzati a ostacolare il nostro Paese“.

Una delle chiavi è il fallimento degli accordi bilaterali firmati a suo tempo con i Paesi nordafricani per limitare i flussi. “Hanno smesso di funzionare dopo la guerra in Libia, destabilizzata da Paesi come Francia e Gran Bretagna per non lasciare all’Italia il petrolio libico”.

Oggi come allora, cambiano i soggetti ma la regia sembra sempre la stessa, così come il fine: mettere in difficoltà il nostro Paese. “Se salvo gente in mare in teoria devo portarla nel porto più vicino, cioè in Tunisia o a Malta o nel porto verso cui sono diretto. Le Ong non possono sempre sbarcare negli stessi porti che neppure sono i più vicini. Altrimenti c’è un disegno. Non è un caso che le Ong sbarchino sempre da noi. Le nostre difficoltà fanno comodo a certi cari cugini”.

Serve l’intervento di Francia e Germania, dunque, decisive nell’Ue e nell’Onu: “Se lo vuole un gruppo di Stati importanti, le decisioni vengono prese e le missioni finanziate”, assicura Picchio, che poi ipotizza anche interventi militari:

La stabilizzazione della Libia dovrebbe farla l’Italia, che sa parlare e trattare con tutte le tribù. Un intervento militare si può invece fare nei Paesi dell’Africa subsahariana dai quali i profughi provengono”.

liberoquotidiano.it

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Il piano della Boldrini (ONU) per la grande invasione e sostituzione etnica

Perché la Boldrini ci tiene tanto che l’Europa accolga i migranti? Lo ha spiegato pochi giorni fa. È andata in visita a Palermo e ha spiegato che l’integrazione degli stranieri è la cosa più bella del mondo.

Il documento ONU sulla sostituzione etnica lo trovate qui >>>

la migrazione di sostituzione si riferisce alla migrazione internazionale di cui un Paese avrebbe bisogno per prevenire il declino della popolazione e l’invecchiamento della popolazione derivante dai bassi tassi di fertilità e di mortalità, provocati dall’ONU stessa

L’ONU vuole un «rimpiazzo» in Italia: 26 milioni di immigrati entro il 2050

Nel 2050 un terzo della popolazione italiana sarà composta da immigrati. Stranieri sbarcati nel Belpaese per lavorare e figli e nipoti dei migranti che in questi giorni il Mediterraneo sta rovesciando sulle nostre coste.

Nello studio «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?», redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu vengono analizzati i movimenti migratori a partire dal 1995 e, attraverso modelli matematici, vengono prospettati diversi scenari che disegnano per l’Italia la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 di immigrati per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Visto che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione e presupposto che il tasso di natalità per donna resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3).