Una detenuta del carcere di Perugia-Capanne è rimasta incinta dopo un rapporto sessuale con il compagno, anche lui incarcerato, durante un colloquio autorizzato
Come previsto dalla legge, la donna ha ottenuto il differimento della pena da scontare, uscendo quindi dal carcere. A riportare la vicenda è il Corriere dell’Umbria. Gli accertamenti sono in corso: la Procura di Perugia è stata informata su quanto avvenuto. “Profonda preoccupazione” è stata subito espressa dal Sappe (Sindacato autonomo Polizia penitenziaria), che denuncia “gravi carenze organizzative e gestionali” che “esulano dalla sfera di responsabilità” degli agenti.
L’incontro tra i detenuti, il rapporto sessuale e la gravidanza
Come riporta il quotidiano, l’incontro fra la donna e il compagno è avvenuto alcuni mesi fa. Entrambi sono detenuti nello stesso istituto di pena. I due avevano ottenuto il via libera per un colloquio interno al carcere, in una normale sala colloqui, non essendo stata istituita una stanza dell’affettività a Capanne. Stando a quanto emerso, per quel colloquio – sottolinea il Corriere dell’Umbria – “diversamente da quanto avviene per tutti gli altri, non sarebbe stata prevista la sorveglianza di un agente”. Una volta acclarata la gravidanza, la detenuta ha chiesto e ottenuto il differimento della pena che doveva scontare, uscendo dal carcere.
Il garante: “Nel caso di specie, c’è nebulosità”
Il garante regionale per i detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio, sottolinea la delicatezza della questione, ma spiega che in linea di principio nel momento in cui si ammette l’idea dell’affettività e del sesso in carcere, non ci sarebbe nemmeno un reato ipotizzabile. Qui la singolarità – ha spiegato all’Ansa – è che, intanto, nessuno aveva pensato a questa prospettiva, e cioè che una donna potesse rimanere incinta, perché in realtà quando è stata affronta la questione del sesso in carcere, lo si era fatto “più nella logica degli uomini detenuti e non delle donne. C’è anche una circolare del ministero che è tutta votata al rapporto uomo detenuto e donna che viene da fuori”.
“Ora – ha spiegato Caforio – qui la singolarità è duplice. Intanto è una donna che ha richiesto l’affettività e quindi per il principio di parità ha diritto ovviamente come l’uomo. Poi il compagno era un detenuto e questa è un’altra particolarità. La cosa si è complicata perché è rimasta incinta. E ciò non era stato proprio contemplato nelle ipotesi. Il tema è tutto qui: che succede con una gravidanza? Il dubbio è che ci possa essere anche l’uso strumentale. L’effetto della legge è che una detenuta che rimane incinta ha diritto a differire la detenzione, oppure a chiedere forme attenuate, ci sono benefici, come è corretto che sia. E quindi – aggiunge – si aprono scenari francamente non ipotizzabili. Nuovi. Poi nel caso di specie, c’è nebulosità anche perché non c’è nel carcere di Perugia la stanza dell’affettività”. Al momento è in atto una verifica interna al carcere. Secondo Caforio, alla base dell’accaduto potrebbe esserci stata una iniziativa “di buona fede per cercare di dare corso a un diritto che il sistema carcerario non riesce ad assicurare, cioè il diritto all’affettività”.

