Migranti, Sea-Watch mette in mare nuova nave con bandiera palestinese

Sea-Watch mette in mare nuova nave con bandiera palestinese

In vista della stagione estiva, la Ong dei migranti tedesca Sea-Watch ha messo in mare una nuova barca

di Francesca Galici – Si tratta di un peschereccio veloce che va ad affiancarsi all’Aurora per le operazioni nel Mediterraneo centrale. È la strategia delle “piccole barche” che le organizzazioni non governative hanno approntato da quando è stato introdotto il decreto Piantedosi, che garantisce minori costi di carburante e, soprattutto, più possibilità di ottenere un porto vicino. L’eco della presentazione della barca Aurora 2 è arrivata fino in nord Africa, dove le organizzazioni che gestiscono i traffici sono sempre molto attente ai movimenti delle Ong e, infatti, la notizia è stata rapidamente rilanciata nei canali seguiti da chi vuole imbarcarsi in direzione dell’Italia.

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“Che Dio ci protegga”, ha commentato un soggetto che evidentemente sta valutando di prendere il mare e si sente più sicuro sapendo che ci sarà una nave in più nel Mediterraneo. Tra gli elementi che i trafficanti hanno voluto rendere noti in merito alla barca c’è la presenza della bandiera della Palestina, che affianca quella tedesca di appartenenza della barca e quella italiana di cortesia che viene esposta in ingresso nel Paese.

Ovviamente i migranti tralasciano tutto l’aspetto politico che, invece, l’organizzazione ci tiene a rendere noto, confermando una volta di più che l’aspetto umanitario è solo uno dei motivi per i quali le Ong operano in Italia lungo la rotta dei migranti e non, per esempio, in Spagna o in Grecia.

Aurora 2 entra a far parte della flotta civile di Sea-Watch per contrastare la strategia del Governo italiano di ostacolo al soccorso in mare. Simbolo della convergenza delle lotte di mare e di terra, in alleanza con il collettivo di fabbrica ex GKN, porterà permanentemente la bandiera palestinese, manifesto di solidarietà contro genocidio, economia di guerra, sfruttamento, respingimenti e violazioni dei diritti fondamentali”, si legge nel comunicato della tedesca Sea-Watch.

Non è una novità che l’organizzazione con base in Germania faccia politica nel nostro Paese, questa è solamente una conferma ulteriore che non deve stupire

“Vogliamo che questa nave sia simbolo concreto della convergenza di lotte, un ponte tra mare e terra in un tempo in cui la società civile deve compattarsi su tutti i fronti, per testimoniare, opporsi e resistere nel nome del mutuo soccorso, in mare e a terra”, hanno dichiarato Dario Salvetti, portavoce del collettivo di Fabbrica ex-GKN e Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.

Non è chiaro in cosa consista il ruolo del collettivo di fabbrica ex GKN organizzazione autonoma nata dai lavoratori dello stabilimento automobilistico GKN di Campi Bisenzio a Firenze a seguito del loro licenziamento di massa.

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