Un dolore improvviso e profondo ha colpito la comunitĂ ravennate per la scomparsa di Jessica Francisconi, 31 anni
imprenditrice agricola e per oltre un decennio volto noto della pallavolo locale, lLa giovane, originaria di Savarna, è morta venerdì in seguito a un malore che, nel giro di pochi giorni, si è rivelato fatale. Lascia il marito, Stefano Rambelli, in passato anche suo allenatore, e una figlia di soli sette anni. Sui social Rambelli ha lasciato un messaggio che spezza il cuore: “Mi manchi Dada”. Ad accompagnarlo centinaia di messaggi di condoglianze.
Il dramma
Secondo quanto riportato dall’edizione domenicale de “Il Resto del Carlino” e “Corriere Romagna”, tutto sarebbe iniziato con sintomi apparentemente riconducibili a un virus intestinale. GiĂ da mercoledì Francisconi aveva accusato i primi disturbi, ma le sue condizioni sono rapidamente peggiorate, fino alla comparsa di difficoltĂ respiratorie che hanno reso necessario l’intervento dei sanitari.
Quando il personale del 118 è giunto nella sua abitazione, la situazione era già critica. La 31enne è stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove ha accusato un arresto cardiaco. Inutili i prolungati tentativi di rianimazione dei sanitari. Per chiarire con esattezza le cause del decesso, è stata disposta l’autopsia, prevista per lunedì.
La passione per lo sport
La sua figura era ben nota sia nello sport che nel mondo agricolo. Per oltre dieci anni aveva militato nei campionati di serie C e D come libero, diventando un punto di riferimento per diverse squadre ravennati, in particolare per i Portuali, dove negli ultimi anni era considerata una vera e propria “colonna”. Solo la scorsa estate aveva deciso di lasciare la pallavolo per dedicarsi a una nuova passione, il padel.
Il progetto imprenditoriale
Accanto all’impegno sportivo, Francisconi aveva costruito un progetto imprenditoriale innovativo e radicato nel territorio. Proveniente da una famiglia di agricoltori, nel 2019 aveva fondato l’azienda “Le Bacche del Benessere”, specializzata nella produzione di integratori naturali e derivati da coltivazioni biologiche. Un’iniziativa che univa tradizione agricola e attenzione al benessere, portata avanti con entusiasmo e visione.
Il valore della sua idea era stato riconosciuto anche a livello regionale: la giovane imprenditrice aveva ricevuto l’Oscar Green di Coldiretti Emilia-Romagna, premio assegnato alle migliori realtà under 35 per innovazione e sostenibilità . Il progetto, nato anche in risposta alle difficoltà economiche del periodo pandemico, si era sviluppato su circa 17 ettari di terreno, con coltivazioni di goji, aronia, olivello spinoso e altre varietà destinate sia alla vendita diretta sia alla trasformazione in prodotti naturali.
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