Cinque anni di reclusione (3 in meno di quanti chiesti dalla Procura) e ammissione al percorso di giustizia riparativa per il colombiano di 24 anni accusato di aver adescato una 13enne su Instagram fingendosi un 17enne e averla poi violentata.
È la condanna decisa ieri dal gip del Tribunale di Monza, Andrea Guadagnino, nel processo con il rito abbreviato per violenza sessuale aggravata. Il giovane, incensurato, che da un anno era residente a Monza nel quartiere Cantalupo insieme alla famiglia quando è stato sottoposto a fermo nel luglio scorso, ancora detenuto in carcere e difeso dall’avvocato Marco Lacchei, è stato anche condannato al risarcimento dei danni alla ragazzina parte civile con una provvisionale di 35mila euro.
Secondo l’accusa, il colombiano aveva chattato sui social con la 13enne, anche lei monzese, per una settimana, per poi proporle di vedersi in centro. La giovane si trovava con un’amica e il fratello, ma il 24enne l’avrebbe convinta ad andare da sola all’appuntamento davanti alla Rinascente. Da largo Mazzini il giovane l’aveva portata dietro il Binario 7 e lì aveva messo una coperta a terra invitandola a togliersi le scarpe e rilassarsi, poi l’aveva violentata sotto la minaccia di un coltello.
Dopo l’abuso la 13enne si era confidata con un’amica, che l’aveva convinta a chiamare la polizia. La vittima era stata accompagnata alla clinica Mangiagalli a Milano, dove gli esiti della violenza erano stati confermati dagli specialisti. E poi in Questura per la denuncia.
Gli agenti erano risaliti al 24enne e l’avevano sottoposto a fermo prima che prendesse l’aereo per la Colombia, un biglietto andata e ritorno che gli avevano acquistato i genitori in data precedente al fatto. Il suo difensore nominato d’ufficio ha sostenuto che si è trattato di un rapporto consensuale. Una tesi non accolta dal giudice, che però ha tolto un’aggravante e ha ammesso l’imputato al percorso di giustizia riparativa, che potrebbe fargli ottenere una pena ancora minore nel processo di appello.
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