È stata una delle notti più buie e violente di Rimini. La notte tra il 25 e il 26 agosto del 2017, nel giro di poche ore, quattro ragazzi nordafricani stuprarono una giovane turista polacca sulla spiaggia di Miramare e picchiarono a sangue il suo fidanzato, poi violentarono sulla Statale una transessuale peruviana.
Tre dei componenti del “branco“, due fratelli marocchini e un nigeriano – tutti minorenni e residenti nella provincia di Pesaro e Urbino – furono arrestati una settimana dopo. L’unico maggiorenne del gruppo, Guerlin Butungu, un congolese arrivato in Italia nel 2015 con un permesso di soggiorno per motivi umanitari, riuscì a scappare prima che la Squadra mobile della polizia di Rimini fermasse anche lui. Ma la sua fuga durò poche ore: Butungu, da subito indicato dai complici come il capo del branco, finì in manette due giorni dopo l’arresto dei tre minorenni: la polizia lo scovò su un treno partito da Pesaro e diretto a Piacenza.
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Butungu è stato condannato a 16 anni per violenza sessuale e rapina
Butungu fu condannato a 16 anni per violenza sessuale, rapina, lesioni e anche per altri reati (accertati durante le indagini) commessi nei giorni precedenti. Una pena confermata poi in Corte d’Appello e in Cassazione. I tre ragazzi allora minorenni furono condannati a una pena di 9 anni e 8 mesi. I due marocchini e il nigeriano hanno praticamente saldato il conto con la giustizia. Ma presto anche per Butungu si potrebbero riaprire le porte del carcere di Padova, dove il congolese – che oggi ha 30 anni – sta scontando la pena.
A rivelarlo è Liana Lotti, l’avvocata che assiste Butungu da anni
“Guerlin è sinceramente pentito di quello che ha fatto, è consapevole dei suoi errori e vuole riparare al male che ha fatto. Vista la buona condotta in carcere e il percorso di riabilitazione che sta facendo, abbiamo chiesto per lui la possibilità di godere di permessi premio. Aspettiamo a breve la risposta del magistrato di sorveglianza. E stiamo preparando la richiesta di fargli scontare gli ultimi anni di pena in regime di semilibertà”.
Dove? “In carcere Guerlin ha conosciuto gli operatori della Papa Giovanni XXIII. Siamo entrati in contatto con loro, ci hanno già dato la disponibilità ad accoglierlo in una delle loro strutture”. Se il magistrato di sorveglianza concederà l’autorizzazione, nel giro di pochi mesi Butungu “potrebbe uscire dal carcere e prestare servizio, durante il giorno, alla Papa Giovanni”.
Sembra ieri quando Rimini finiva su giornali e tg di tutta Italia per la violenza inaudita del “branco“. A 10 anni da quella notte dell’orrore, Butungu presto potrebbe tornare (quasi) libero. “Lui è sinceramente pentito di ciò che ha fatto – continua Lotti – E in carcere ha cominciato una seconda vita. Fa il pasticcere, si è diplomato ragioniere e intende iscriversi all’università”.
Tramontata l’ipotesi di chiedere la revisione del processo
Ma soprattutto “intende scontare la pena fino all’ultimo”. Tramontata l’ipotesi di chiedere la revisione del processo, paventata dalla stessa Lotti nel 2023. “Con il collega Alessandro Pierotti, al quale mi sono rivolta per una consulenza, abbiamo studiato attentamente tutto il fascicolo. Non ci sono le condizioni per chiedere la revisione del processo. È vero che non era presente un interprete durante gli interrogatori e Guerlin allora non parlava bene l’italiano come oggi, ma lui comprese bene le domande e rispose”.
Manuel Spadazzi – www.ilrestodelcarlino.it

