Botte tra straniere, 30enne perde il bimbo al settimo mese di gravidanza

ambulanza

Dopo una lite tra due donne, maturata all’interno di una convivenza difficile, una 30enne ha perso il bambino al settimo mese di gravidanza

www.ilrestodelcarlino.it – FANO – È una vicenda umanamente molto delicata quella su cui stanno lavorando i carabinieri della stazione di Fano, coordinati dalla Procura di Pesaro. Tutto sarebbe accaduto mercoledì pomeriggio nel quartiere di Rosciano, in via Martinetti, dove convivevano due nuclei familiari stranieri, costretti a condividere la stessa abitazione, verosimilmente per ragioni economiche: uno tunisino, composto da marito e moglie, e l’altro marocchino, composto da una giovane madre sola. Con loro vivevano anche due figli minori.

La prima ricostruzione

Secondo una prima ricostruzione il litigio sarebbe nato da attriti legati alla convivenza quotidiana, sfociando poi in una violenta colluttazione. Entrambe le donne si sarebbero colpite. Ma la donna incinta sarebbe anche caduta a terra riportando traumi nella zona addominale. Si tratta di elementi ancora in fase di accertamento, che dovranno essere ricostruiti con precisione. Perché la donna avrebbe riferito ai sanitari di essere stata colpita con calci anche quando si trovava già a terra.

La trentenne non è corsa subito in ospedale

Tuttavia, dopo la lite, la trentenne non sarebbe andata subito in ospedale. Solo in serata, quando ha iniziato a sentirsi male, si sarebbe recata al pronto soccorso. Lì i medici avrebbero accertato il distacco della placenta e la perdita del bambino che portava in grembo, alla 27esima settimana di gravidanza. Al momento la donna si trova ancora ricoverata. In osservazione e sotto choc.

I carabinieri stanno ascoltando le persone coinvolte

Accanto alla parte sanitaria, però, c’è anche quella investigativa: i carabinieri stanno ascoltando le persone coinvolte e raccogliendo ogni elemento utile per chiarire cosa sia accaduto davvero dentro quell’abitazione e quale sia il nesso tra la colluttazione e il drammatico epilogo della gravidanza. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Carlo Alberto Lafiandra.

Gli accertamenti riguardano anche la possibile configurazione dei reati: oltre alle lesioni, gli investigatori stanno valutando l’ipotesi di interruzione non consensuale della gravidanza. Una qualificazione che resta comunque al vaglio della Procura, in attesa di ricostruire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità nella perdita del bambino.

Intanto i due nuclei familiari sono stati separati e al momento la vicenda resta coperta dalla massima cautela. Non solo per il dolore enorme che attraversa una madre e una famiglia, ma anche perché sarà l’indagine a stabilire responsabilità, dinamica e profili giuridici di una storia che unisce fragilità, tensioni familiari e la perdita irreparabile di una vita che non ha fatto in tempo a venire alla luce.

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