“Gli interventi che stiamo attuando, con serietà ed impegno, vanno nella direzione offrire garanzia di sicurezza a tutti i cittadini. Un lavoro complesso e più che mai articolato, in quanto ci troviamo in una sorta di “laboratorio criminale multietnico” nel quale operano gruppi gruppi ed esponenti del crimine organizzato italiano, albanese, cinese e pakistano”.
Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato, ha usato questa immagine simbolica per descrivere la criminalità presente sul territorio pratese. Lo ha fatto ieri 10 giugno, nel corso di un incontro sulla sicurezza svoltosi presso la sede della Pubblica Assistenza promosso dall’associazione “Schierarsi” e dal consorzio ambulanti storico mercato di San Lorenzo.
“A Prato abbiamo situazioni di degrado urbano, come in via Pistoiese. È presente un mercato occulto di affittacamere. Ma sul territorio pratese vi sono realtà criminali cinesi e albanesi che interagiscono tra loro, oltre che con camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita. Negli ultimi mesi vi sono stati omicidi, aggressioni, danneggiamenti – ha aggiunto – criminalità organizzata che è alimentata dalla presenza di immigrati irregolari.
Servono politiche che portino ad un’integrazione economica e giuridica. Ma in generale, a Prato assistiamo ad innumerevoli manifestazioni criminose che si sono concentrate dal luglio del 2024 dando vita ad una escalation. Realtà nella quale si è sviluppato un sistema economico criminale parallelo su larga scala, concentrato sul tessile e manifatturiero. Vi sono interessi criminali molto consistenti di gruppi cinesi ed altre realtà etniche, per un fenomeno che ruota attorno allo sfruttamento lavorativo che dà forza a questo sistema economico. Ma sarebbe riduttivo pensare ad una localizzazione del problema”.
Tescaroli ha parlato positivamente dell’implemento della videosorveglianza sul territorio comunale per un’operazione avviata nei mesi scorsi, auspicando al contempo un rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine.

