Palermo, gita scolastica in moschea: studentesse velate

Palermo, gita scolastica in moschea: studentesse velate

Dalla Sicilia arriva un altro caso di “gita” in moschea da parte di una scolaresca

di Francesca Galici – Il contesto è senz’altro diverso perché, a differenza degli altri casi, in questo caso a essere coinvolte sono classi di un istituto superiore di Palermo. Qualcuno obietterà che la Sicilia ha una lunga tradizione legata al mondo islamico e musulmano, frutto di dominazioni del passato, ma qui il punto è un altro. Inoltre, non è stato specificato se a essere coinvolti nella visita alla moschea tunisina siano stati alunni maggiorenni o meno ma quel che è interessante sottolineare è la tendenza alla visita dei luoghi di culto islamici da parte delle scuole.

Ancora una scuola elementare in gita in moschea: “Sembra una moda”

Questo fenomeno, infatti, solleva interrogativi di natura non soltanto pedagogica, ma anche squisitamente giuridico-istituzionale. Mentre le visite guidate all’interno di monumenti storici o artistici rientrano da sempre nei programmi didattici, l’ingresso organizzato all’interno di spazi di preghiera islamici assume spesso i contorni di una vera e propria immersione dottrinale, un’attività che stride profondamente con l’attuale quadro normativo italiano. Il nodo centrale risiede nella disparità dei rapporti ufficiali tra lo Stato e le diverse confessioni religiose.

Per la religione cattolica, l’insegnamento e le attività correlate sono regolati dal Concordato, che stabilisce confini precisi tra l’istruzione scolastica e le pratiche di culto. Al contrario, l’islam in Italia non ha mai siglato un’intesa formale con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. Ci si ritrova quindi davanti a una situazione paradossale: le scuole promuovono e autorizzano momenti di approfondimento in luoghi di culto privi di un riconoscimento istituzionale analogo, configurando quello che a tutti gli effetti appare come un binario preferenziale concesso a livello locale dai singoli istituti.

A far discutere è inoltre l’evidente asimmetria culturale e culturale-religiosa di queste iniziative. Il principio della reciprocità e dell’integrazione sembrerebbe infatti viaggiare a senso unico. Le cronache scolastiche registrano con regolarità la programmazione di queste “gite” in moschea per gli studenti italiani, ma non si ha notizia di iniziative speculari in cui gli alunni di fede musulmana vengano condotti all’interno delle chiese cattoliche per assistere a momenti di catechesi o per comprenderne la liturgia e i simboli. E, in nome dell’integrazione, nelle scuole si aboliscono le tradizioni italiane legate alla tradizione cattolica, come recite natalizie, canti e decorazioni.

“Non passa giorno senza leggere di scuole in tutta Italia che fanno gite in moschea. Dopo Ancona la settimana scorsa, tocca a Palermo. A colpire è l’immagine delle studentesse della scuola Finocchiaro Aprile di Palermo costrette a mettersi il velo nella moschea”, ha dichiarato Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretario della Lega. “. “È sempre più inaccettabile questa deriva: indottrinamento religioso sugli studenti senza alcuna intesa tra lo Stato e le comunità musulmane. La scuola non deve essere usata per propaganda islamista portando persino le alunne a indossare un simbolo di sottomissione per le donne.

Recentemente la Lega ha proposto un pacchetto di norme sull’Islam chiedendo anche un approfondimento sulla crescente islamizzazione delle classi. Tra l’altro per anni la sinistra ci ha detto che la scuola doveva essere laica, tra crocifissi rimossi e canti di Natale cancellati. Ora però plaude a queste iniziative…”, ha concluso.

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