L’auto che piomba a tutta velocità sui passanti in centro, il terrore, un uomo che scende con un coltello in mano
Le immagini drammatiche di via Emilia centro a Modena hanno fatto subito pensare al peggio: l’ombra del terrorismo, l’ennesimo attentato nel cuore dell’Europa. Ma la realtà che sta emergendo dalle indagini è diversa. Non si tratta di una cellula jihadista pronta a colpire, almeno secondo gli elementi raccolti finora, ma di una tragedia che mette a nudo i limiti del nostro sistema di assistenza. Eppure, nel governo è già scontro aperto su come catalogare l’orrore.
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A provare a spegnere il fuoco è direttamente il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Intervistato dal Resto del Carlino, il capo del Viminale ha spostato il baricentro del dibattito lontano dagli slogan: non è un caso di immigrazione clandestina, non c’è la regia dello Stato Islamico. Il ministro ha detto di condividere l’attenzione di Matteo Salvini per una gestione più sostenibile dell’immigrazione, ma ha aggiunto che il caso di Modena riguarda “un’altra cosa”.
“Qui parliamo di un cittadino italiano”, ha precisato Piantedosi. Il riferimento è a Salim El Koudri, 31 anni, italiano di origini marocchine, l’uomo accusato di aver travolto i pedoni e poi aver cercato di aggredirli. El Koudri era già noto alle strutture sanitarie locali per gravi problemi psichici. Per il ministro, la componente del disagio mentale è “molto evidente” ed è lì che bisogna guardare.
La linea dura di Salvini: “Inneggiava ad Allah, revochiamo la cittadinanza”
Di tutt’altro avviso è il vicepremier Matteo Salvini, che spinge per la linea della tolleranza zero e non ci sta a liquidare il caso come il gesto di un “pazzo”. Ai microfoni di 24 Mattino, il leader della Lega ha rincarato la dose: “Se uno gira con un coltello, falcia la gente e inneggia ad Allah sui social, allora è ancora più grave. Non era un disadattato che viveva sotto un ponte”. Salvini ha colto l’occasione per rilanciare una vecchia battaglia del Carroccio: la “cittadinanza a punti” con la possibilità di revoca ed espulsione per le seconde generazioni che commettono reati gravi.
Il tema, ha aggiunto, riguarda “le seconde generazioni che spesso non si integrano”, e per questo “in certi casi prevedere revoca della cittadinanza ed espulsione sono temi su cui lavoriamo da un anno e mezzo, al di là di quanto emerge dal lavoro degli inquirenti”.
Le eventuali frasi sui social, i messaggi attribuiti all’indagato e il possibile significato di riferimenti religiosi dovranno essere verificati dagli investigatori. Lo stesso Salvini, parlando delle mail in cui l’uomo avrebbe scritto “bastardi cristiani” ha aggiunto: “Lascio agli investigatori analizzare queste cose”.

