Romano Prodi riceve il premio Dossetti per la pace

Romano Prodi riceve il premio Dossetti per la pace

Reggio Emilia – Il  4 maggio la sala del Tricolore è tornata a essere al centro del dialogo civile in occasione della 17ª edizione del Premio per la pace Giuseppe Dossetti. Un appuntamento solenne, promosso dai Comuni di Reggio Emilia e Cavriago, dalla Provincia, dalla Regione e da Fondazione Manodori, che quest’anno ha lanciato un messaggio urgente, “Restiamo umani”.

Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, che ha sottolineato come la pace non sia un traguardo lontano, ma una pratica quotidiana. “Il Premio trova la sua radice autentica nel nome di Giuseppe Dossetti – ha dichiarato Massari – figura che ha saputo tenere insieme politica, spiritualità e impegno civile. In un’epoca di disumanizzazione, restare umani significa riconoscere la dignità di ogni persona, senza eccezioni”.

Momento centrale è stata la premiazione del professor Romano Prodi, vincitore nella sezione Singolo cittadino (su candidatura dell’Istituto Cervi). Visibilmente commosso nel ricordare il suo passato in quella sala, Prodi ha lanciato un monito sulla fragilità degli attuali equilibri mondiali. “Ci troviamo in una pace provvisoria – ha ammonito Prodi, citando Papa Francesco – viviamo in una guerra mondiale a pezzi”.

Il professore ha ricordato i conflitti in Ucraina, Palestina, Sudan, Congo e Myanmar, ribadendo che la pace è un lavoro di “anticipazione dei problemi” e artigianato politico. Ha poi dedicato una riflessione all’Europa, chiamata a ritrovare il suo ruolo di soggetto politico per non restare schiacciata dai nuovi equilibri di potenza.

“Manca tutto, scusate la franchezza”, così l’ex premier Romano Prodi ha risposto a una domanda su cosa manchi per riportare la pace in un contesto come il Medio Oriente a margine della cerimonia. “Si è trasformato il mondo. Ci sono queste due grandi potenze che se lo giocano – spiega – e usano strumentalmente gli altri Paesi, li lasciano fare, li manovrano”.

E questo “preoccupa moltissimo”. “Pensate alla guerra in Ucraina: da oltre 4 anni fermi a massacrarsi, con nessuna capacità di intervento perché questo finisca, soprattutto con la debolezza europea. La guerra in Ucraina è in casa nostra”, prosegue.

“Quello che sta succedendo in Israele è incredibile – aggiunge – Ho ricordato quando nel 2007, pensate, Netanyahu che allora era capo d’opposizione mi chiese un’unica cosa, di far pressione come premier italiano sul presidente americano Bush perché gli desse il permesso di bombardare Teheran. Diciannove anni fa. Pensate a cosa si è accumulato, l’odio, la tensione”.

E poi “un’ultima riflessione: attenzione che sempre più si mescola la religione con la politica. Si usa la religione come strumento di guerra e non di pace. Questa è la peggiore cosa che possa capitare al momento”. […]

Tratto da www.ilrestodelcarlino.it