Spari 25 aprile, Eitan Bondì era già monitorato. Fari su altri raid

Eitan Bondì

Il profilo di Eitan Bondì, il giovane arrestato per l’agguato a colpi di pistola avvenuto il 25 aprile, si arricchisce di nuovi dettagli investigativi. Dagli accertamenti della Digos emerge che il ragazzo non era un volto ignoto alle forze dell’ordine, né agiva come un “cane sciolto”. Il suo nome era già stato annotato negli archivi della questura mesi prima dell’episodio di sangue.

Il precedente alla Sapienza

Il primo contatto formale con le autorità risale alla notte tra il 26 e il 27 gennaio 2025. In quell’occasione, Bondì era stato segnalato per l’affissione di uno striscione sulle mura dell’università La Sapienza. Quell’azione, secondo chi indaga, non fu un’iniziativa isolata, ma il segnale di un’appartenenza a un gruppo di militanti vicino ad ambienti della Comunità ebraica romana, già sotto l’attenzione degli analisti della Digos.

L’attenzione degli investigatori si è estesa anche alla cerchia familiare. Il padre del giovane, Fausto Bondì ha precendente, anche per una rapina aggravata dall’odio razziale.

Le armi in casa

Nel corso della perquisizione domestica da parte degli agenti della Digos sono stati trovati nella disponibilità di Bondì – che era in possesso del porto d’armi per uso sportivo – tre fucili, diverse pistole e coltelli.

La linea della difesa

Davanti agli inquirenti, la difesa del ragazzo – affidata agli avvocati Cesare Gai e Gianluca Tognozzi – ha puntato a ridimensionare la premeditazione e la portata tecnica dell’attacco.

Nell’ordinanza emessa dal giudice si parla di gesto “del tutto irrazionale” senza un sostanziale movente. “Voglio specificare che non faccio parte di nessun gruppo – ha proseguito il 21enne per bocca dei suoi legali -. Non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto: non ho nessun legame con la Brigata Ebraica e non l’ho mai rivendicato”.

Per quanto riguarda l’arma utilizzata per ferire due attivisti “già ai poliziotti Bondì aveva detto di esserne sbarazzato gettandola in un cassonetto. Lui comunque ha spiegato di non averla modificata o potenziata. Ora saranno necessari accertamenti tecnici per capire la potenzialità della pistola. Anche per noi della difesa sarebbe importante ritrovarla”, ha sottolineato l’avvocato Gai per poi concludere: Eitan è un giovane ragazzo che si vergogna di quanto fatto: in questo momento bisogna stemperare i toni e noi siamo i primi a volerlo”.

www.romatoday.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *