Capocotta, stabilimento chiuso e “guardoni”: protesta dei nudisti

Capocotta spiaggia nudisti

I bagnanti sono “alla mercè dei guardoni†che li spiano da lontano. È la denuncia di Lorenza Spadini, presidente dell’Associazione naturista Oasi di Capocotta, rilasciata all’Adnkronos. Nello storico stabilimento c’è ancora un cantiere a cielo aperto, una situazione che si traduce nell’assenza totale di servizi per i nudisti.

Cosa succede a Capocotta

Il problema dei naturisti di Capocotta riguarda uno stallo burocratico che sta impedendo l’avvio dei servizi balneari presso l’Oasi Naturista. La realizzazione del chiosco all’interno dello stabilimento, infatti, è ferma a causa del sequestro di una nuova pedana, dovuto alla presunta mancanza di autorizzazioni paesaggistiche. Questa situazione ha determinato che l’area si trasformasse in un cantiere a cielo aperto senza sapere, soprattutto, quando si potrà rimuovere.

Mancano, poi i servizi igienici di base, oltre a quelli di salvataggio e sorveglianza. Nonostante ciò, i naturisti si stanno recando nella spiaggia di Capocotta ma a loro rischio e pericolo. Sono infatti, circa 600 gli iscritti all’Anoca che hanno deciso di protestare contro questa situazione che, tra l’altro, riguarda circa la metà degli stabilimenti di Ostia ancora chiusi.

Le richieste

Nei giorni scorsi, l’associazione ha tenuto una conferenza stampa nella quale è tornata a ribadire le criticità. In particolare, l’assenza di protezione e “schermature†consente ai “guardoni†di appostarsi e spiare, da lontano, i naturisti sulla spiaggia.

“Abbiamo 200 metri di spiaggia senza alcun servizio, né guardiania, né bagni, nè ristoro – dice Spadini all’Adnkronos – ombrelloni e pronto soccorso e siamo alla mercé dei guardoni. Chiediamo ci sia un po’ di elasticità e che, al di là della rigidità delle leggi e di Gualtieri con tutte le sue regole, ci sia un’apertura alla realtà delle persone e dei gestori, ad oggi senza lavoro” aggiunge.

“I gestori, che hanno vinto il bando del chiosco storico dell’Oasi nel 2025, a novembre hanno richiesto il permesso della paesaggistica ma a febbraio – spiega ancora Spadini – ancora in attesa di una risposta, hanno realizzato la pedana, in previsione della stagione prossima all’inizio, il 10 maggio. I vigili hanno però sequestrato il lavoro appena ultimato e loro ora devono togliere e demolire la pedana perché altrimenti non arriva l’autorizzazione paesaggistica, che si è persa nei cassetti della burocrazia. Chiediamo una sensibilità maggiore per questa situazione, la possibilità di bloccare la demolizione e iniziare stagione, anche perché sono tutti senza lavoro”.

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