Rivolta carcere Rebibbia: materassi a fuoco e reparto distrutto

Malore in carcere

Una violenta rivolta in carcere con una sezione che è stata devastata. I fatti sono accaduti lunedì 6 aprile nella casa circondariale di Rebibbia al secondo piano del reparto G9. A darne notizia è stato il sindacato Osapp (Organizzazione sindacale polizia penitenziaria).

Rivolta in carcere

La vicenda ha preso avvio verso le 16. Secondo quanto riferito dalla sigla sindacale, gli agenti della polizia penitenziaria avevano avvertito un forte clima di tensione tra i detenuti. Così, ha disposto “la chiusura degli sbarramenti tra le diverse aree del piano, articolato nelle sezioni A, B e C, nel tentativo di contenere eventuali sviluppi critici”. Nonostante ciò “i detenuti della sezione A, quasi tutti di nazionalitĂ  marocchina, hanno dato vita a una rivolta particolarmente violenta, estraendo i materassi dalle celle, dandovi fuoco e devastando tutto ciò che si trovava lungo il reparto”.

Sezione devastata

Durante la protesta, hanno detto dall’Osapp, “sono stati infranti i vetri e gravemente danneggiati numerosi ambienti della sezione, con una vera e propria devastazione di buona parte dell’area detentiva interessata. Per fronteggiare l’emergenza, sono immediatamente intervenuti oltre al personale giĂ  in servizio anche altri agenti richiamati in reperibilitĂ  che hanno agito in una situazione di elevato rischio operativo”. Intorno alle 20:45 è stato possibile riportare la calma all’interno della sezione A. Alla fine non si sono registrati feriti.

“Agenti operano con organici insufficienti”

Il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, ha commentato: “Ancora una volta il personale di polizia penitenziaria ha dimostrato sul campo straordinaria professionalitĂ , equilibrio, coraggio e senso dello Stato, riuscendo a contenere una protesta di assoluta gravitĂ  senza che si verificassero conseguenze peggiori per l’incolumitĂ  delle persone coinvolte. A questi uomini e a queste donne va il nostro pieno elogio e il nostro piĂą sincero ringraziamento, perchĂ© operano ogni giorno in condizioni difficilissime, spesso con organici insufficienti e in contesti ad alta tensione, garantendo comunque sicurezza, legalitĂ  e tenuta dell’intero sistema penitenziario”.

www.romatoday.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *