di Armando Manocchia – In previsione di un probabile attacco di terra statunitense, l’Iran, che ha minacciato di colpire gli impianti di produzione energetica negli Emirati Arabi Uniti qualora entrassero in guerra, ha bloccato il passaggio dello Stretto di Hormuz e il suo Parlamento sta approvando alcune leggi per l’attraversamento che impongono il pagamento di un pedaggio fino a 2 milioni di dollari (da versare in yuan cinesi).
Il caos regna sovrano. Mentre Trump avrebbe rinviato qualsiasi attacco contro le infrastrutture energetiche iraniane, Israele avrebbe appena bombardato un impianto siderurgico iraniano e, in conseguenza, l’Iran ha emesso avvisi urgenti di evacuazione per i principali stabilimenti siderurgici della regione, dichiarandoli obiettivi militari imminenti.
Sull’altro fronte l’Ucraina sembra aver preso di mira la capacità di esportazione della Russia. Ha bombardato porti e raffinerie nel Mar Baltico. Oggi, tenendo conto di interruzioni, guasti agli oleodotti e sequestri di petroliere, il 40% circa della capacità di esportazione di petrolio è fuori uso.
Per questo a Russia ha sospeso tutte le esportazioni di petrolio fino a quando non sarà possibile ripristinare la piena operatività degli impianti.
Gli esportatori russi stanno avvertendo gli acquirenti che i carichi provenienti dai principali porti baltici potrebbero non essere consegnati, dopo che la scorsa settimana una serie di attacchi prolungati di droni ucraini ha messo fuori uso infrastrutture critiche russe. I produttori affermano che potrebbero dichiarare lo stato di forza maggiore per le merci provenienti dai principali porti del Mar Baltico.
L’epicentro è Ust-Luga, uno dei terminali di esportazione più importanti della Russia, dove le operazioni di carico sono state interrotte da mercoledì a seguito degli attacchi ucraini e di un grosso incendio che, venerdì, era ancora in corso. Fonti del settore hanno riferito a Reuters che le spedizioni potrebbero non riprendere prima di metà aprile.
Il vicino porto di Primorsk, altro pilastro del sistema di esportazione russo del Baltico ha subito danni, ma ha parzialmente ripreso le operazioni di carico e scarico.
Ciò nnonostante, la situazione è molto critica. Insieme, i due porti rappresentano infatti una quota enorme dei flussi di petrolio greggio e prodotti raffinati trasportati via mare dalla Russia.
Zelenskiy ha lasciato intendere che gli attacchi a lungo raggio sono progettati per mantenere la pressione mentre l’applicazione delle sanzioni si allenta e i barili di petrolio russi tornano a circolare sui mercati globali.
La Russia potrebbe tentare di reindirizzare i flussi attraverso sbocchi alternativi, tra cui i porti del Mar Nero o le reti interne. Ma oltre al fatto che la capacità è limitata e queste rotte sono già sotto pressione, perché dovrebbe farlo?
Tutto ciò ha infatti indotto l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev ad affermare che “si profila la più grave crisi energetica della storia umana e l’UE e il Regno Unito dopo aver respinto il petrolio e il gas russi rischiano la deindustrializzazioneâ€
Che dire, il problema è che a pagare siamo sempre noi e mai questi maiali che prendono decisioni autolesioniste o, come questa, suicida, e per cui dovrebbere essere processati e condannati severamente.
Armando Manocchia

