Carceri brasiliane inumane, Corte di Torino nega l’estradizione

tribunale

TRIESTE, 30 GEN – La II sezione penale della Corte d’Appello di Torino non ha concesso l’estradizione richiesta dalle autorità brasiliane di un cittadino italiano nato a Buenos Aires (Argentina) accusato, in Brasile, di “atti sessuali con minorenni”, (violenze sessuali ripetute, consumate nel Paese di origine in danno di bambine, ndr) per le criticità delle condizioni di vita nelle carceri del Paese sudamericano. L’uomo, Pablo Daniel Castro, di 47 anni, è stato condannato il 26 Luglio 2024 a 15 anni e 11 mesi di reclusione dal tribunale di Belo Horizonte per reati commessi nel novembre 2015.

Sulla scorta di un mandato d’arresto, Castro era stato arrestato a Pragelato (Torino) il 1 luglio 2025, e non aveva dato consenso all’estradizione come ribadito dai suoi legali Alexandro Maria Tirelli e Francesca Monticone, nonostante tra i due Paesi esista un trattato di estradizione bilaterale.

La Corte aveva chiesto alle autorità brasiliane – tra l’altro – indicazioni sul carcere dove Castro era destinato, dimensioni, arredi e servizi della cella, attività nella carcerazione. I termini per la risposta (70 giorni) sono scaduti e, sulla scorta di report (Unhcr, Comitato Onu e sentenze della Corte Suprema federale del Brasile in cui si parla di trattamenti inumani della detenzione in Brasile), la Corte ha negato l’estradizione. Il Pg ne aveva chiesto l’accoglimento. Castro ora è libero ma non può espatriare.

“La sentenza di Torino – ha commentato l’avvocato Tirelli – segna un passaggio nuovo nella cooperazione giudiziaria tra Italia e Brasile. L’accertamento delle gravi criticità del sistema carcerario brasiliano pur muovendo da un caso specifico, è destinato a incidere in modo strutturale sui rapporti di cooperazione. E’, a tutti gli effetti, una sentenza di svolta”. (ANSA)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *