di Antonio Amorosi per affaritaliani.it – L’uranio impoverito fa ancora morti. La NATO (che l’ha usato) si ritiene non processabile La storia torna sempre. Accade in questi mesi in Ucraina e tornerĂ quando lâattuale conflitto sarĂ concluso.
Nel quasi silenzio totale italiano torna nelle aule giudiziarie il caso dellâuranio impoverito e lo fa in Serbia, al tribunale di Belgrado. Anche se lâopinione pubblica lâha dimenticato, sarebbero circa 7600 i militari italiani ammalati di cancro a causa dei proiettili all’uranio impoverito utilizzati dalla NATO nei bombardamenti del 1999 in Jugoslavia. Di questi, 400 sono deceduti.
Al tribunale di Belgrado un pool di avvocati con un italiano, il legale Angelo Fiore Tartaglia, conducono una battaglia per la veritĂ : la NATO e il ministero della Difesa della Serbia sono stati citati in giudizio per avere usato, nel primo caso la NATO, la micidiale arma e, nel secondo il ministero serbo, per non aver informato e adeguatamente protetto i propri militari dai rischi di esposizione.
Uranio impoverito: la battaglia nel tribunale di Belgrado. Processare la NATO
Negli anni â90 la NATO bombardava la ex Jugoslavia âper portare la paceâ sul territorio e lo ha fatto anche con i micidiali proiettili addizionati con lâuranio, i missili Tomahawk sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico, causando distruzioni e morti che si hanno ancora oggi e si avranno nel tempo.
Cinque anni dopo lâuso arrivarono le ammissioni da parte della NATO. Fu questa al tempo la reazione dellâallora ministro della Difesa italiano e attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Devo manifestare rammarico per il fatto che organizzazioni internazionali interessate forniscano solo ora e per nostra richiesta un’informazione importante per la sicurezza della comunitĂ bosniaca cosĂŹ come per quella internazionale”. Mattarella disse anche: “Noi vogliamo fare chiarezza; lo dobbiamo innanzitutto ai nostri militari e alle loro famiglie; lo dobbiamo a tutti gli italianiâ.
Uranio impoverito. I nostri vertici militari sapevano dell’uso
Il 31 agosto 1995, nel quartier generale della Nato a Napoli, lâammiraglio a quattro stelle della Marina degli Stati Uniti, poi dimissionario, Leighton Warren Smith Jr. (come riportano gli atti della Camera dei Deputati) aveva spiegato proprio lâuso dei proiettili a base di uranio impoverito nella duplice Operazione Deliberate Force del 1995. Allâannuncio sarebbero state presenti i vertici militari italiani.
Gli armamenti contenenti uranio impoverito hanno effetti molto gravi e irreversibili anche sullâambiente. Un nesso di causalitĂ tra esposizione allâuranio impoverito e le malattie tumorali è accertato e il Linfoma di Hodgkin e la leucemia sono le malattie piĂš diffuse in chi vi è stato esposto. Nel 2001 Carla del Ponte, capo del tribunale penale internazionale per lâex Jugoslavia, decretò che lâutilizzo delle armi a uranio impoverito da parte della NATO era assimilabile a un crimine di guerra. E anche secondo la Corte Europea come per altri organismi giurisprudenziali non câè immunitĂ che tenga quando viene compiuto un crimine di guerra. Per questo lâuso di un’arma non convenzionale come l’uranio impoverito viola lâarticolo 23 della Convenzione dellâAia del 1899 e la Convenzione di New York del 1976.
La battaglia dell’avvocato italiano Tartaglia che ha sconfitto 300 volte il ministero della Difesa e il documento della NATO
âLâuranio impoverito è altamente tossicoâ, racconta il sito Vittime del dovere, âse inalato, ingerito o se entra in contatto diretto con ferite, ad esempio, nel caso di proiettileâ.
Ma a Belgrado, per la prima volta nella storia, la NATO si è costituita in giudizio depositando un documento: un accordo di cooperazione e presenza dal 2005 nella Repubblica della Serbia che la renderebbe, a loro dire, immuni dalla giurisdizione.
âSe è vero che per i militari che operano in Serbia è prevista un’immunitĂ da responsabilitĂ civile e in fase esecutivaâ, ha spiegato ad Affaritaliani l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, âquesta non ha e non può avere in alcun modo efficacia retroattiva. E non può riguardare i danni di guerraâ.
In soldoni anche se la NATO ritiene di godere di unâimmunitĂ senza limiti, addirittura retrodatabile, i suoi discorsi non hanno senso.
Lâaccordo a cui fa riferimento lâAlleanza Atlantica è stato stipulato nel 2005, dopo i fatti contestati. UnâimmunitĂ non può essere retroattiva. E i crimini di guerra non sono oltretutto inclusi in qualsiasi accordo possibile.
âIl nesso tra uranio impoverito e tumori è nettoâ, racconta Tartaglia, âe lâuso di queste armi è sicuramente un crimine di guerraâ.
Lâavvocato Angelo Fiore Tartaglia non è un legale qualsiasi: è lâunico al mondo ad aver vinto circa 300 cause in difesa dei militari, quelli italiani (controparte il ministero della Difesa che è il datore di lavoro), che dopo lâesposizione allâuranio impoverito nella ex Jugoslavia continuano a morire. Per questo gli è stato chiesto di affiancare gli avvocati serbi.
E’ la guerra che torna, col suo carico di morte nel tempo, come ha sempre fatto e farĂ sempre, anche se sul tema âin Italia câè una sorta di silenzio stampa assordanteâ, ha detto ad Affari lâavvocato Tartaglia.



