Lettera della Ong a Lamorgese: “Nei centri di accoglienza troppi falsi minori criminali”

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Luciano Squillaci – Giovanni Mengoli – Di seguito, pubblichiamo la nota inviata dalla Fict – Federazione Italiana Comunitä Terapeutiche alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. «Una situazione ormai divenuta insostenibile», commenta Riccardo De Corato, assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia e membro della direzione nazionale di Fratelli d’Italia.

Falsi minori già orientati a delinquere

La presente nota per segnalare la situazione critica degli ultimi mesi legata all’accoglienza dei msna (minori stranieri non accompagnati), il cui flusso è caratterizzato da un alto numero di minori dalla Tunisia, flusso concentrato nei centri del nord Italia, ove operano anche centri della nostra Federazione. Ciò che preoccupa come operatori sociali, ma anche come cittadini, è l’inerzia istituzionale di tutto il sistema di accoglienza (Enti Locali e rispettivi Servizi Sociali, Questura, Procura e Tribunale per i minorenni), che finisce per scaricare su chi fa l’accoglienza il carico di minori devianti, per nulla interessati a un percorso di integrazione (alfabetizzazione innanzitutto), già orientati in modo evidente e sfacciato a spaccio, furti e/o danneggiamenti, e con un atteggiamento di pretesa verso l’essere accolti e mantenuti nel sistema in quanto minori non accompagnati soggetti a tutela. Situazioni talmente evidenti che risaltano in molti verbali di fermo delle Forze dell’Ordine, e nei colloqui tra i Servizi Sociali territoriali e gli operatori delle strutture sociali di accoglienza.

EMULAZIONE
Purtroppo la ricaduta di queste condotte delinquenziali e devianti coinvolge direttamente anche gli altri minori ospitati nelle medesime strutture che, invece, hanno diritto ad un luogo sicuro, protettivo ed accogliente. Si tratta di un fenomeno noto nel settore dei msna, ma che specialmente in questo tempo, caratterizzato dal fenomeno di msna provenienti dalla Tunisia, sta diventando sempre di più insostenibile, per l’alto numero di minori coinvolti in queste dinamiche.

Il fenomeno poi si amplifica perché anche se pochi finiscono per trascinarsi dietro come emulazione connazionali, meno strutturati, che vorrebbero provare a fare un percorso di legalità e integrazione. In particolare nei centri di prima accoglienza sono accompagnati dalle forze dell’ordine sedicenti minori, in alcuni casi anche precedentemente fotosegnalati da maggiorenni ma che ritrattano le generalità quando sono fermati, giovani che all’apparenza sono visibilmente grandi.

Segnaliamo che il protocollo per l’accertamento dell’età è ancora troppo macchinoso ed anche poco efficace, perché il più delle volte al termine di tutta la trafila procedurale, il Tribunale Minori o non si esprime, o se lo fa riconosce la minore età, per via dei range di età definiti dalle mappe di raffronto dell’esame auxologico tarati sul mondo occidentale.

Falsi minori aggressivi

Questi sedicenti minori approfittano della situazione di incertezza per continuare a delinquere avendo garantito vitto e alloggio. In altri casi i minori tunisini accolti lo sono realmente, ma presentano situazioni di devianza e marginalità, con tutta probabilità già in atto nel paese di provenienza, attuando agiti delinquenziali anche eterodiretti fuori e dentro le comunità, contro gli stessi operatori o altri minori in accoglienza. Praticamente tutte le sere non rientrano all’orario concordato, e quando lo fanno, nel cuore della notte sono aggressivi e pieni di pretese.

CONDOTTE INTOLLERABILI
All’intervento delle FFOO si atteggiano da impunibili e, non avendo riscontro immediato da parte della giustizia minorile, finiscono per sentirsi onnipotenti, e passano per impuniti agli occhi degli altri msna che vogliono impegnarsi in un progetto di legalità.

La risposta dei servizi sociali è debole, perché oltre a spostar lidi comunità, laddove possibile, non hanno strumenti adeguati, in quanto i minori sanno bene che non possono essere allontanati. Anche il ricorso alla sanità pubblica, con i ricoveri in psichiatria, specie se a seguito di agiti violenti verso cose e persone, ha poca presa, in quanto effettivamente trattasi di condotte devianti e antisociali, piuttosto che franche patologie psichiatriche.

Segnaliamo infine che sono questi stessi minori che finiscono per gestire l’accoglienza, terrorizzando il nostro personale, che si sente senza strumenti. In alcuni casi sono loro stessi che accompagnando in Questura i loro coetanei connazionali per autodenunciarsi come senza parenti, dopo averli invitati per via telefonica a salire al Nord d’Italia.

Mentre facciamo presente che il fenomeno, non può esse re considerato marginale, perché si presta all’emulazione degli altri msna in accoglienza, e finisce per minare la sicurezza delle città più grandi (Genova, Bologna per fare esempi a noi noti), offriamo alcune proposte concrete alla vostra attenzione: – redigere un’informativa del Ministero dell’Interno ai Questori in cui chiedere di attenzionare l’accesso dei sedicenti msna verificando le generalità, oltre al fotosegnalamento, e dove ci fossero dubbi costruire raccordi con i consolati e le ambasciate dei minori coinvolti in Italia al fine di un riscontro sulle generalità dichiarate; la medesima informativa potrebbe attenzionare sempre le Questure verso le richieste di intervento delle comunità di accoglienza, nelle situazioni in cui viene richiesto il supporto delle FFOO, anche costruendo buone prassi di raccordo con i gestori – in raccordo con il ministero della Giustizia, strutturare collaborazioni con Procura e Tribunale minori delle varie regioni, anche potenziando l’organico dei magistrati preposti all’esercizio; – in accordo con i servizi invianti e le FFOO rintracciare le famiglie di origine per valutare possibili rimpatri assistiti per gli autori di reato o per chi desideri rientrare nel proprio Paese.

Alla luce di quanto sopra, chiediamo a codesto Spett.le Ministero un incontro ad hoc, anche in modalità on line, al fine di approfondire la problematica e le proposte di intervento. Tale incontro riteniamo assolutamente necessario al fine di salvaguardare un sistema di accoglienza.

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