Sanremo 2021 finisce, la crisi prosegue

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Sanremo 2021 finisce e dopo una settimana televisiva alle prese con canzoni, balletti, gag, luci e lustrini, l’Italia torna a sprofondare nel buio

07/03/2021 – Il commento del critico musicale, giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra sul Festival peggiore degli ultimi trent’anni.

Certo è che questo è senza dubbio il Festival più brutto degli ultimi trent’anni. Amadeus e Fiorello, unica scelta saggia, ci hanno già graziati in anticipo rinunciando al tris. La vittoria dei Maneskin rivela la supremazia di show, eccentricità e trasformismo sulla musica vera e di qualità. Profetico, almeno, il titolo della loro canzone: “Zitti e buoni”, come gli italiani proni e rassegnati alle malefatte di Ue e Governo in tema di crisi da Coronavirus.

Incapaci di scendere in piazza e dare un bel poderoso calcio nel culo a questo insieme di incapaci alla guida delle istituzioni. Che, con i giovani ed energici Maneskin, hanno in comune una sola cosa: il trasformismo. Lecito a un gruppo glam-rock che sa fare spettacolo (è il loro lavoro), ignobile invece in capo a leader ed esponenti di partito pronti a cambiar casacca in nome di opportunismo e opportunità personali.

Dopo una settimana televisiva alle prese con canzoni, balletti, gag, luci e lustrini, l’Italia torna a sprofondare nel buio. Nell’oscurità di un lockdown di fatto che preconizza una Pasqua di tenebre più che di resurrezione. Almeno nelle strade e fra la gente.

Resta la bella canzone d’amore di Ermal Meta, resteranno i tormentoni -speriamo durino poco! – sanremesi fatti voci stonate e testi insulsi, di basi elettroniche omologate e tutte eguali. Resta una crisi profonda fatta d’incertezza latente e costante, di posti di lavoro che non accennano a risalire, di dubbi e interrogativi su presente e futuro.

Sanremo 2021 finisce ma i problemi restano

Restano i giovani a casa, le chiese semivuote per colpa dell’imbecillità di chi crede al Covid-19 (anziani inclusi), di chi sceglie di abnegare innanzi al terrorismo mediatico ripetuto, di chi ha già scritto la parola ‘fine’ alle proprie speranze.

Il guaio è uno solo: finchè ci saranno ancora soldi e denari per stipendi e pensioni, finchè i figli continueranno a essere mantenuti dai genitori, fintanto che i nonni daranno fondo anche all’ultimo sudato e risicato risparmio per mantenere vizi e virtù dei nipoti, nulla cambierà. Tutte cose che hanno comunque una data di scadenza. E imminente, anche.

Ma le partite Iva che di stipendio non vivono, che cosa aspettano a scendere in piazza? Sono già morte tutte, ieri, oggi e domani. Perché nel ‘Great Reset’ di un Nuovo Ordine Mondiali firmato e siglato dalle multinazionali non c’è spazio per la libertà dei singoli. George Orwell docet.

Maurizio Scandurra

(foto ANSA)

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