Ermal Meta, ‘a Sanremo un brano di classe fra tanto squallore’

Ermal Meta

Ermal Meta fa tornare a quei memorabili Festival in cui tutti ci siamo emozionati e commossi davanti alla tv

 Il critico musicale, giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra salva soltanto il brano del cantautore Ermal Meta in mezzo a tanto squallore

Sanremo 2021 prosegue la sua folle corsa tra canzoni altrettanto folli. Tra queste ce n’è una, invece, che brilla di luce propria. Un diamante a sé. Specchio di un’Italia ancora in grado di parlare d’amore con garbo, melodia e belcanto. Ci voleva un cantautore, autore e polistrumentista albanese naturalizzato italiano per ricordare al Paese come si scrive un gran pezzo italiano.

La sua ‘Un milione di cose da dirti’ risulta, a un più ampio ascolto, un capolavoro. Un brano di classe, cuore e sentimento che fa volare il pensiero a quei memorabili Festival in cui tutti ci siamo emozionati e commossi davanti alla tv, quelli di almeno 15-20 anni fa.

Mentre in tv va in scena, però, una manifestazione noiosissima, lunghissima, pesantissima. Con tante voci impietose e imprecise in scaletta, testi e arrangiamenti banali, e qualche ospite inviato dalla Provvidenza a salvare il salvabile.

Nella realtà, invece, prosegue la distruzione sistematica dello stivale a colpi di invii milionari di cartelle esattoriali impreziosite da una bella lucidatura ad aggi e interessi, imminente sblocco dei licenziamenti e cassaintegrazione vista poco o niente.

Ermal Meta campione di poesia

Con Orietta Berti che scambia i Maneskin con i “naziskin”, che cosa possiamo o vogliamo pretendere, noi povero popolo non più sovrano? E se Ermal Meta rappresenta un esempio virtuoso perfettamente riuscito di integrazione, un campione di poesia e qualità in grado di fare la differenza nel tempo quando canta e scrive, nelle nostre città prosegue l’orda e l’onda anomala di immigrati irregolari che appestano le città trasformandole in cantieri di degrado allo stato puro.

Mentre a Sanremo tutti ridono e scherzano come beoti, Amadeus e Fiorello in primis, nessuno all’Ariston si è ancora reso conto del fatto più importante: che agli italiani in crisi di canzoncine e abiti di scena non frega niente a nessuno. Come testimoniano gli ascolti risibili, che di certo non faranno piacere agli inserzionisti pubblicitari, la gente ha bisogno di altro: pane, lavoro, certezze e futuro.

Maurizio Scandurra

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