Conte, un ‘signore’ senza voti pescato chissà dove. Chi crede di essere?

Vorrei tornare senatore per un pomeriggio. Il tempo di ascoltare le invettive di Giuseppe Conte a Matteo Salvini. Scorrere le facce di una sinistra che vede cadere il governo avverso ma temere le elezioni. La sinistra del Pd o quella grillina, ovviamente. Guardare la reazione dei leghisti, che non sanno più che fare. E quella degli azzurri, appesi alla fine mesta di un partito che guidò l’Italia.

“A che titolo parla Conte”… Alzerei la mano per un richiamo al regolamento, chiederei la parola. Per sapere a che titolo si dà ancora la parola all’avvocato Conte. In una democrazia un signore senza voti, pescato dai due partiti di maggioranza chissà dove, avrebbe dovuto andarsene da tempo al primo segnale di sfiducia politica.

Se fossi senatore, in piedi da quei banchi, chiederei: “Avvocato Conte, ma lei chi crede di essere? Come pretende di tenerci tutti qui solo perché finora non se ne voleva andare, si era innamorato di una poltrona che le è stata regalata?”.

“Per colpa della sua ostinazione rischiamo di mandare al governo chi ha perso le elezioni. Lei non le ha mai vinte, lei non le ha mai perse, lei non sa che cosa siano. Lei è il meno democratico di tutti in quest’aula”.

Imbullonato alla seggiola – – Eppure, siamo ancora tutti appesi allo sconcertante spettacolo di quest’uomo imbullonato alla seggiola di Palazzo Chigi, che frigna contro chi gliela vuole togliere senza prima ringraziarlo per avergliela data.

Ma chi sarà mai Giuseppe Conte… quali meriti può accampare se non essersi beccato tanta popolarità dal patto tra due leader politici. Ora quel patto si è infranto perché addirittura mentre lui diceva una cosa altri dicevano il contrario (ogni riferimento ai suoi sponsor antiTav è evidente).

Presidente Conte, direi all’avvocato, “si accomodi fuori da questo Palazzo. Anche la casta ha i suoi limiti alla decenza e lei li ha oltrepassati tutti”. Eviti altre perdite di tempo.

Francesco Storace

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