Roma, islamici vogliono le moschee: “Pregheremo al Colosseo”

 

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SarĂ  il Colosseo a fare da sfondo alla prossima Salat al’Juma. La comunitĂ  islamica di Roma est continua la protesta contro la chiusura dei centri di culto, cinque nelle ultime settimane tra Centocelle e Ponte di Nona, e lo fa annunciando una nuova preghiera del venerdì da celebrare all’aperto, stavolta nel centro monumentale della cittĂ : il 21 ottobre si prega fuori dall’Anfiteatro Flavio.

Come scrive today.it , a dare la notizia gli organizzatori dell’associazione Duuhmcatu che raccoglie il gruppo di musulmani provenienti dal Bangladesh, particolarmente radicati nell’area di Torpignattara. Come confermato dagli uffici a Romatoday, l’evento è stato giĂ  autorizzato dalla Questura, dalle 14 alle 17 nello slargo di via di San Gregorio, poco distante dall’arco di Costantino. E’ il quarto del genere a Roma da metĂ  settembre. Il primo si è evolto a piazza dei Mirti, la piĂą frequentata del quartiere Centocelle, poi a largo Preneste a ridosso del Pigneto, poi ancora in piazza Vittorio, all’Esquilino. Ora al Colosseo. Il messaggio si ripete: “Chiudete gli unici luoghi dove possiamo pregare? Lo facciamo in strada”.

“E’ un problema per oltre 100 musulmani residenti a Roma, ma anche dei quasi 2 milioni di musulmani in Italia” ha dichiarato il coordinatore del Cail (Coordinamento Associazioni Islamiche del Lazio), Francesco Tieri. “Siamo stufi della criminalizzazione dei nostri luoghi di culto, bollati come abusivi. Non esiste una procedura da seguire, non in autonomia”. Ai centri di culto sequestrati dalla polizia municipale sono stati contestati, in tutti i casi, abusi edilizi e cambi di destinazione d’uso non consentiti. Garage e scantinati utilizzati ufficialmente come associazioni culturali ma anche come veri e propri luoghi di culto. Abusive quindi sì, ma senza che ci sia un’alternativa. Senza che la politica si faccia carico di garantire alla comunitĂ  un diritto, quello costituzionale alla libertĂ  di culto.

“Necessitiamo della volontĂ  delle amministrazioni di adempire a un loro dovere costituzionale, e cioè quello di prodigarsi per trovare soluzioni che ci consentano di esercitare un sacrosanto diritto costituzionale, diritto di tutti e quindi anche nostro, il diritto al Culto – conclude Tieri – diritto che è individuale ma anche collettivo, e che deve poter essere esercitato in forma privata ma anche pubblica. La Carta Costituzionale non può essere a volte un feticcio e a volte carta per soffiarsi il naso”.