C’è una Ue in default e un’altra Ue che va a gonfie vele: Come la Russia forgia l’Unione Eurasiatica.

Il 25 novembre 2011 Russia e Bielorussia hanno firmato un accordo: in cambio dell’abbassamento del prezzo del gas venduto a Minsk, Mosca diventerà padrona del 50% dell’azienda bielorussa Beltransgaz. È solo l’ultimo di una lunga serie di accordi strategici firmati dal presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e dal neo presidente russo Vladimir Putin per dar vita all’Unione Eurasiatica.

È interessante il percorso che ha portato a questo accordo. Lukashenko credeva di ottenere automaticamente prezzi di favore sul gas con la partecipazione all’unione doganale – predecessore dell’Unione Eurasiatica – con la Russia.  Invece quando Minsk rifiutò di pagare le bollette del gas per i prezzi troppo alti Mosca bloccò le forniture di gas alla Bielorussia, che fu costretta a importare petrolio dal Venezuela e ad aumentare la cooperazione con l’UE, deteriorando ulteriormente le relazioni con il Cremlino.

L’atteggiamento della Bielorussia cambiò significativamente alla fine del 2010 quando, a seguito delle dure repressioni del governo Lukashenko
all’indomani delle elezioni presidenziali, UE e USA adottarono sanzioni contro Minsk che portarono la Bielorussia a una crisi economica drammatica. La Russia vide nella crisi un’opportunità per aumentare la pressione ricattatoria e aumentò le tariffe doganali su beni di esportazione vitali per Minsk. La Bielorussia fu così costretta a vendere alla Russia buona parte delle proprie aziende strategiche pur di ottenere concessioni economiche e finanziarie – soprattutto la riduzione dei prezzi del gas.

Da allora i rapporti fra Russia e Bielorussia sono buoni, Minsk ha iniziato a ricevere prestiti di miliardi di dollari da Mosca attraverso banche russe e istituzioni come la Comunità Economica Eurasiatica e la Sberbank.
Questo non significa che le tensioni siano scomparse: la Bielorussia punta ancora i piedi per mantenere il controllo sull’ultima azienda strategica
che ha, l’azienda di potassio Balaruskali, e conservare – almeno parzialmente – la propria sovranità.

È evidente che il processo di integrazione con la Russia avrà costi molto alti per le ex repubbliche sovietiche. In Ucraina la situazione è analoga: per ottenere la riduzione del prezzo del gas Kiev pare disposta a cedere parte della propria infrastruttura di distribuzione dell’energia. Anche gli altri stati ex-sovietici che entreranno presto nell’ Unione Eurasiatica (Kirghizistan, Tagikistan e Armenia) dovranno cedere il controllo dei propri settori strategici per ottenere assistenza finanziaria dalla Russia. (Fcd)

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