Il FMI ammette: sacrificato il popolo greco per salvare l’euro

 

Un ottimo articolo di Evans-Pritchard commenta il recente report di indagine interna dell’FMI sulla crisi greca. Finalmente il FMI ammette quello che è successo: la Troika ha chiamato “salvataggio greco” un’operazione finalizzata a mantenere in piedi l’eurozona e le banche del Nord Europa, scaricandone tutto il peso sui cittadini greci e contravvenendo a tutte le proprie regole interne di gestione delle emergenze. Un mea culpa apprezzabile da parte del FMI ma che suona ipocrita: queste cose si sapevano e denunciavano su piattaforme prestigiose già un anno fa e la scandalosa stima del moltiplicatore fiscale greco su cui si basavano i “salvataggi” sarebbe una storia ridicola, se non fosse tragica.

 VOCI DALL’ESTEROfmi-lagarde

Di Ambrose Evans-Pritchard, 28 luglio 2016

Il personale di alto livello del Fondo Monetario Internazionale ha fuorviato il suo consiglio di amministrazione, ha fatto una serie di disastrosi errori di valutazione in Grecia, è diventato un euforico sostenitore del progetto dell’euro, ha ignorato i segnali di pericolo di una crisi imminente e non è riuscito a cogliere un concetto elementare della teoria valutaria.

Ecco il lacerante verdetto degli auditor di alto livello del FMI riguardo al controverso ruolo politico assunto dal Fondo durante la crisi debitoria dell’eurozona, il più grave episodio nella storia dell’istituzione di Bretton Woods.

Viene descritta una “cultura di compiacimento”, soggetta ad analisi “superficiali e meccaniche”, e si identifica una scioccante lacuna nella governance del FMI, che non permette di chiarire chi sia davvero responsabile di questa organizzazione tremendamente potente.

Il report dell’Ufficio di Valutazione Indipendente (IEO) del FMI passa sopra la testa del direttore operativo, Christine Lagarde. Esso dipende solamente dal consiglio di amministrazione esecutivo, e i membri di Asia e America Latina sono chiaramente furibondi per la maniera in cui i membri dell’Unione Europea hanno utilizzato il Fondo per salvare la loro ricca unione monetaria e il suo sistema bancario.

I tre principali salvataggi di Grecia, Portogallo e Irlanda sono stati di un tipo e di una grandezza senza precedenti. Ai tre paesi sono stati elargiti prestiti per più del 2.000% della loro quota di partecipazione – ossia più di tre volte il limite normale – e questi prestiti hanno costituito l’80% di quelli totali elargiti dal Fondo nel periodo tra il 2011 e il 2014.

FMI euro Grecia figura 1

Grecia, Irlanda, e Portogallo hanno ottenuto l’80% dei prestiti FMI per 3 anni FONTE: FMI

Con un’ammissione scioccante, il report dice che i suoi stessi investigatori non sono riusciti ad ottenere documenti chiave o chiarire le attività segrete di “task force fatte ad hoc”. La signora Lagarde non è però accusata di ostruzionismo.

“Molti documenti sono stati preparati fuori dai consueti canali ufficiali; e non è stato possibile trovare la documentazione scritta riguardo alcuni argomenti sensibili. L’IEO in alcuni casi non è stato in grado di determinare chi ha preso certe decisioni o quali informazioni fossero disponibili, né è riuscito a chiarire i ruoli di gestione e di staff”, riporta il documento.

Il report dice che l’intero approccio nei confronti dell’eurozona è stato caratterizzato da “pensieri di gruppo” e da plagio intellettuale. Non esisteva alcun piano di riserva per affrontare una crisi sistemica dell’eurozona – o per affrontare la politica di un’unione monetaria multinazionale – perché si escludeva qualsiasi possibilità che una cosa del genere potesse accadere.

“Prima dell’introduzione dell’euro, i comunicati pubblici del FMI tendevano ad enfatizzare i vantaggi della moneta comune”, dice il report. Alcuni membri dello staff avevano sottolineato che le basi su cui l’euro era progettato erano profondamente sbagliate, ma vennero ignorati.

“Dopo un acceso dibattito interno, la fazione sostenitrice di quello che veniva percepito come il progetto politico europeo infine aveva prevalso”, viene riportato.

Questo orientamento pro-euro ha continuato a influenzare le analisi per anni. “Il FMI è rimasto ottimista rispetto alla solidità del sistema bancario europeo e alla qualità della sua supervisione nei diversi paesi fino all’inizio della crisi finanziaria globale a metà del 2007. Questo errore era dovuto in larga parte alla prontezza con cui venivano accettate senza discutere le rassicurazioni delle autorità nazionali e dell’eurozona”, secondo il rapporto.

Il FMI continuava a minimizzare i rischi posti dall’ingigantirsi dei deficit di partite correnti e dagli enormi flussi di capitali che si riversavano nella periferia dell’eurozona, e negava che esistesse il rischio di un “arresto improvviso” di questi flussi.

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Il FMI dormiva quando gli squilibri si stavano creando. Non prevedeva nemmeno un rischio in Grecia. FONTE: FMI

“La possibilità di una crisi da bilancia dei pagamenti in un’unione monetaria veniva ritenuta inesistente” secondo il rapporto. Fino a metà del 2007, il FMI pensava ancora che “considerando l’appartenenza della Grecia all’eurozona, la disponibilità di finanziamenti esterni non desta preoccupazioni”.

Alla base di questo errore madornale c’era l’incapacità di comprendere un punto fondamentale: le unione monetarie prive di un’unione politica e bancaria che le sostengano sono intrinsecamente soggette a crisi debitorie. Gli stati che si trovano ad affrontare gli shock non possono più disporre degli strumenti sovrani per difendersi. Il rischio di svalutazione diviene un rischio di bancarotta.

“In un’unione monetaria, le basi delle dinamiche debitorie cambiano, perché i paesi rinunciano ai propri strumenti di politica monetaria e di aggiustamento del tasso di cambio”, secondo il rapporto. Ciò verrebbe amplificato da “un circolo vizioso tra le banche e gli stati sovrani”, che si trascinano in basso a vicenda. L’incapacità del FMI di prevedere tutto questo è un serio fallimento scientifico e professionale.

In Grecia, l’FMI ha violato la sua regola sacra, sottoscrivendo un salvataggio nel 2010 nonostante non ci fosse alcuna garanzia che il pacchetto concordato avrebbe riportato il debito del paese sotto controllo o avrebbe spianato la strada alla ripresa, e molti sospettavano fin da principio che il tentativo di salvataggio fosse destinato al fallimento.

Il Fondo agirò l’ostacolo grazie a un cambiamento radicale della sua politica di salvataggio, permettendo un’eccezione (poi abolita) nel caso in cui ci fosse un rischio di contagio sistemico. “Il consiglio di amministrazione non venne consultato o informato”, dice il rapporto. I direttori scoprirono questo escamotage esplosivo “nascosto nel testo” del pacchetto della Grecia, ma a quel punto i giochi erano fatti.

Il FMI si trovava in una posizione scomoda quando venne coinvolto per l prima volta nella crisi greca. La crisi Lehman era recente. “Si temeva che la crisi potesse trasmettersi agli altri membri dell’eurozona, e più in generale a un’economia mondiale fragile”, dice il report.

L’eurozona non aveva alcuno strumento di protezione contro il contagio, e le sue banche erano traballanti. La BCE non si era ancora fatta avanti come prestatore di ultima istanza. SI riteneva troppo pericoloso spingere per una ristrutturazione del debito greco.

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La previsione del PIL Greco rispetto a quanto è avvenuto in realtà DATI: FMI

Anche se si possono capire le azioni del FMI nel calor bianco della crisi, la dura realtà è che il salvataggio sacrificò la Grecia per prendere tempo e salvare l’euro e le banche europee del Nord Europa. La Grecia dovette sopportare il consueto pacchetto FMI di austerità, ma senza poterne mitigare gli effetti con una ristrutturazione del debito e una svalutazione valutaria per recuperare la redditività del paese.

Un sotto-rapporto del caso greco dice che il paese fu costretto a subire un’inaudita stretta fiscale, pari all’11% del PIL nel giro di 3 anni. Questo innescò una spirale debitoria fallimentare. Più la situazione peggiorava, più la Grecia veniva costretta a nuovi tagli – quella che l’ex ministro delle finanze Varoufakis ha definito “tortura fiscale”.

“Gli stabilizzatori automatici vennero disinnescati, aggravando la tendenza pro-ciclica della politica fiscale, cosa che esacerbò la recessione”, dice il rapporto.

Il tentativo di imporre una “svalutazione interna” del 20-30% attraverso tagli ai salari deflazionistici era destinata a fallire dato che necessariamente essa stessa avrebbe causato il crollo della base economica e avrebbe fatto esplodere la traiettoria del rapporto debito/PIL fuori controllo. “Un problema fondamentale è stata l’inconsistenza tra il tentativo di recuperare competitività di prezzo e simultaneamente quello di ridurre il rapporto tra debito e PIL”, secondo il rapporto.

IL FMI aveva stimato un valore del moltiplicatore fiscale di 0,5 mentre in realtà esso sarebbe stato 5 volte superiore, data la fragilità del sistema greco. Il risultato è che il PIL fu del 25% inferiore rispetto a quanto stimato dal FMI, e la disoccupazione balzò al 25% anziché assestarsi al 15% come da previsioni. “L’ordine di grandezza degli errori di valutazione riguardo alla crescita greca sono straordinari” dice il rapporto.

La strategia si basava sull’insensata speranza che la “fatina della credibilità” avrebbe salvato la Grecia da questa politica fallimentare. Previsioni “enormemente ottimistiche” di recuperare 50 miliardi di euro da privatizzazioni fallirono miseramente. Alcuni degli asset non avevano nemmeno una titolarità certa. La cronica “mancanza di realismo” durò fin verso la fine del 2011. A quel punto il danno era fatto.

L’ingiustizia è che il costo dei salvataggi fu scaricato sui semplici cittadini greci – quelli meno in grado di sopportarne il peso – e non venne mai ammesso che la vera ragione delle politiche della Troika UE-FMI era di proteggere l’unione monetaria. Infatti, i Greci vennero a più riprese incolpati per i fallimenti conseguenti alle politiche stesse. Questa scorrettezza – origine di tanto astio nei confronti della Grecia – viene finalmente riconosciuta nel rapporto.

“Se una delle preoccupazioni principali era di evitare il contagio internazionale, il costo di queste misure protettive avrebbe dovuto essere sostenuto – almeno in parte – dalla comunità internazionale, in quanto principale beneficiaria”, viene detto.

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1 Commento per “Il FMI ammette: sacrificato il popolo greco per salvare l’euro”

  1. Genocidio.

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