Concorsi, giudice di Corte Costituzionale indagato per falso in atto pubblico

 

Il fatto quotidiano ha diffuso ieri la notizia che uno degli ultimi arrivati in Corte Costituzionale, Augusto Barbera, è indagato per falso in atto pubblico in riferimento a concorsi con cui sono state decise le cattedre di professori ordinari ed associati (sappiamo bene l’importanza di certe nomine per diffondere il pensiero mainstream agli studenti italiani).

Barbera

Barbera peraltro è uno dei Giudici che nei prossimi mesi avrà i destini dell’Italia in mano, potendo decidere, grazie al suo ruolo, se difendere la Repubblica o concorrere a smantellarla.

Da lui non mi aspetto certamente nulla di buono visto che si è già pubblicamente dichiarato a favore della “deforma” costituzionale e dell’italicum, arrivando addirittura a dire di temere che l’indagine, proprio quella che oggi lo riguarda, sia un tentativo di fermare le riforme stesse.

Barbera è anche un sostenitore del pareggio in bilancio, avendo criticato la recente sentenza della Consulta sulle pensioni. Ha avuto il coraggio di sostenere pubblicamente che le pensioni si pagano solo se ci sono i soldi (il pareggio di bilancio prima dei diritti fondamentali), circostanza che determina, in virtù della cessione di sovranità monetaria compiuta dallo Stato, l’impossibilità per esso di perseguire i suoi compiti fondamentali. Lo Stato infatti non ha più per definizione i soldi ed i risultati si vedono…

Insomma come l’ho definito pubblicamente, anche in TV, Barbera è un ignorante in tema di contabilità pubblica oppure è in evidente malafede, saperlo indagato rafforza però innegabilmente una verità che non si può più tacere, verità ben più importante delle tristi vicende personali di questo “Giudice”. Verità che sono tra i pochi ad aver messo nero su bianco in un libro…

Ebbene, la verità è che oggi è la stessa Corte Costituzionale ad aver perso il suo ruolo di garanzia e ad essere pesantemente delegittimata da quel vizio originale, dovuto alla perdita della rappresentatività democratica, verificatosi in vigenza del Porcellum. 

La distorsione del diritto di voto ha influito a tutti i livelli della nostra Repubblica, consentendo la creazione di una Corte in cui sono entrati svariati uomini di partito o chiaramente orientati a favore dell’ideologia neoliberista, fatto di una gravità senza precedenti. Distorcere il diritto di voto significa negare la sovranità popolare e dunque violare l’art. 1 Cost. Nulla è più grave di questo! Ed i Padri Costituenti ben ricordavano che il Parlamento non è affatto sovrano di per sé, ma solo in forza dell’investirura del popolo, investitira che oggi non esiste.

Questo trend che va verso la politicizzazione della Consulta si era visto già con la sentenza n. 1/2014 dove la Corte ammise l’ovvio, dichiarando incostituzionale il Porcellum, ma, fresca dell’ingresso di Giuliano Amato (ex Giudici della Corte Cost si sono messi le mani nei capelli alla notizia), si affannò nel tentativo (fallito giuridicamente ma riuscito mediaticamente) di tentare di legittimare la prosecuzione dell’attività delle Camere rendendosi di fatto complice dell’usurpazione del potere politico in atto.

Oggi la Corte è completamente delegittimata dalle ultime nomine di “garanzia e blindatura” volute da Renzi ed approvate dal m5s, con le quali il diritto ha perso definitivamente la maggioranza alla Consulta. Oggi il Porcellum, non ho dubbi, sarebbe dichiarato legittimo da questi signori che evidentemente non vedono oltre alla poltrona ben pagata che occupano.

Questo è il triste quadro con cui arriveremo alla fondamentale pronuncia sull’italicum, una legge che, combinata alla deforma costituzionale, metterà definitivamente la parola fine alla Repubblica italiana creando quel “controllo della democrazia” tanto caro al potere finanziario. È davvero triste parlare di questo proprio oggi, durante la “festa della Repubblica”.

Noi giuristi seri ed indipendenti abbiamo il dovere (e l’obbligo) di dire che il germe introdotto con la distorsione democratica causata dal Porcellum ha reso inoperativi (ripeto salvo miracoli la maggioranza in Corte ormai è solo questione politica) i meccanismi di difesa Istituzionale diretti a prevenire svolte eversive. Non ci si può nascondere dietro un dito e non si possono commentare con strumenti giuridici sentenze politiche.

Noi giuristi seri dobbiamo dire, anzi gridare con forza, che questa Corte non dà più alcuna grazia di affidabilità ed è pesantemente delegittimata. Le stesse argomentazioni, ridicole ed insensate, utilizzate nel paragrafo sette della sentenza 1/14, quella che pur dichiarò incostituzionale il Porcellum, sono la prova certa di quanto affermo.

Le norme dichiarate incostituzionali ai sensi dell’art. 136 cost. cessano di avere effetti dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Dunque gli effetti delle sentenze sono decise dalla Costituzione e non dalla Corte, che infatti non ha tra le sue competenze anche questo potere, come chiaramente si evince dall’art. 134 Cost.

Come dei Giuristi possano aver definito un Parlamento, composto in grave alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Cass. 8878/14), e che continua a legiferare continuamente, un fatto giuridico concluso trova un’unica spiegazione: si è fatta politica.

Gli effetti dell’incostituzionalità oggi si moltiplicano ad ogni intervento normativo del Parlamento, che anzi si è spinto fino a licenziare la più vasta, ed idiota, riforma costituzionale della storia Repubblicana.

Altro che situazione giuridica esaurita quindi, tanto è esaurita questa “situazione” che ha persino portato fedeli servitori della maggioranza dentro la Corte Costituzionale, decretando la nostra morte e la vittoria di quei poteri innominabili menzionati anche da un grande Giurista, ex Corte Costituzionale, come Gustavo Zagrebelsky.

Viviamo tempi difficili, quelli che anche Sandro Pertini avrebbe chiamato i tempi delle pietre e dei bastoni. Proveremo fino all’ultimo a fermare il colpo di Stato con i mezzi messi a disposizione dai Padri Costituenti, ma è sempre più dura perché la democrazia è stata disattivata nel silenzio generale e prezzolati parrucconi, nei salotti televisivi, rimbambiscono le menti di un popolo che, in larga maggioranza, non ha purtroppo i mezzi culturali per comprendere la verità.

Barbera è chiamato giurista, pensate quanto è duro il nostro compito… Spero che il m5s, dopo averlo scioccamente votato, ora ne chieda le immediate dimissioni.

Certamente parlerò anche di questo domani sera (3 giugno) a Canale Italia dalle 21 alle 23, non mancate. Come sempre non farò sconti, la storia me ne darà atto.

Avv. Marco Mori – scenarieconomici – Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs



   

 

 

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