Treviso: madre accusa l’ULSS 2 di interferenze nel procedimento giudiziario sul figlio minore

bambino

Treviso: madre accusa l’ULSS 2 di promesse mancate, opacità e interferenze nel procedimento giudiziario sul figlio minore.

COMUNICATO STAMPA – Mamma Laura, madre del piccolo “Luca” (nome di fantasia), rende noto di aver formalmente diffidato il Direttore Generale pro tempore dell’Azienda ULSS 2 Marca Trevigiana, dott. Giancarlo Bizzarri, e la Direttrice Socio-Sanitaria pro tempore, dott.ssa Simona Sforzin, contestando condotte che definisce «gravemente scorrette, opache e lesive» dei diritti propri e del proprio figlio minore.

Secondo la madre, l’operato dell’ULSS 2 avrebbe oltrepassato «ogni limite di correttezza istituzionale, di lealtà verso l’utente e di rispetto delle norme», incidendo in modo diretto sul rapporto madre–figlio e sul diritto del minore alla continuità affettiva ed alla bigenitorialità.

  1. L’incontro del 13 maggio 2026 e le promesse, poi ritrattate

Il caso è arrivato alla conoscenza dell’opinione pubblica lo scorso gennaio con l’intervento della trasmissione Fuori dal coro ed è poi esploso il 1 febbraio 2026, quando la stessa trasmissione ha trasmesso il servizio in cui lo psicologo dell’Azienda ULSS 2 Marca trevigiana – che firmava le relazioni di valutazione del minorenne in questione – è letteralmente fuggito alle telecamere, fino a nascondersi nel bagno del Consultorio di Mogliano Veneto.

Il 13 maggio 2026, con le telecamere Mediaset della trasmissione Fuori dal Coro pronte nuovamente ad intervenire presso la sede ULSS 2 di via S. Ambrogio di Fiera a Treviso, Mamma Laura riferisce di aver ottenuto dai vertici dell’Azienda impegni da lei descritti come chiari, specifici e vincolanti per migliorare le modalità degli incontri tra lei ed il figlio “Luca”, oggi costretti a vedersi nella «sterile ed inidonea» stanza del Consultorio familiare di Preganziol.

In quell’occasione, i dirigenti ULSS si sarebbero detti disponibili a modificare in senso migliorativo le modalità degli incontri tra madre e figlio, valutando luoghi diversi, più adeguati e naturali rispetto all’attuale setting del Consultorio; avrebbero inoltre assicurato la piena esecuzione dell’ordinanza del Tribunale di Treviso del 25 maggio 2025, che prevede l’incremento delle videochiamate fino a due alla settimana con l’obiettivo di renderle libere.

A pochi giorni di distanza, però, tali impegni sarebbero stati, di fatto, disattesi.

  1. La telefonata del 22 maggio 2026: “nessun cambiamento per gli incontri in presenza

Il 22 maggio 2026 Mamma Laura riceve una telefonata dalla Direttrice Socio-Sanitaria, la quale nel corso della conversazione telefonica avrebbe affermato – riferisce la madre – che le eventuali modifiche riguarderebbero unicamente le videochiamate tra madre e figlio, le quali si svolgeranno presso i locali dei Servizi sociali al fine di evitare che il bambino sia inibito dalla presenza paterna, precisando di non ritenersi disponibile ad alcun cambiamento per gli incontri in presenza per tutto il mese di giugno e rinviando ogni valutazione al parere dei “clinici”, con un richiamo ad una generica “prudenza”.

Per la madre si tratta di una «repentina inversione di rotta», priva di giustificazioni concrete e «in aperto contrasto con il reale interesse del minore»; il bambino, infatti, continuerebbe a incontrare la famiglia materna in modo «innaturale, supervisionato e limitato», senza spazi di autentica vicinanza e intimità con la madre e i nonni materni, e con il messaggio implicito che la relazione con la figura materna debba essere controllata e ridimensionata.

  1. “Interferenze” nel procedimento giudiziario e informazioni taciute ai Giudici

Ancora più grave, secondo la madre, sarebbe il comportamento dell’Azienda sul piano giudiziario. La donna denuncia di non essere stata informata, durante l’incontro del 13 maggio 2026, dell’esistenza del procedimento civile promosso dall’ULSS 2 più di un anno fa davanti al Giudice Tutelare del Tribunale di Treviso, pur in assenza – a suo dire – di qualsiasi provvedimento di affidamento del minore ai servizi sociali o di attribuzione di funzioni tutorie all’Ente, che sarebbe incaricato unicamente della gestione delle frequentazioni tra madre e figlio e nonni-nipote.

Inoltre, la madre afferma di non aver ricevuto alcuna informazione sulla richiesta avanzata dal legale dell’ULSS 2, avv. Piero Pignata, di un colloquio “privato” con il giudice tutelare; richiesta che sarebbe stata persino formulata al di fuori del pieno contraddittorio processuale.

A ciò si aggiunge, secondo la sua denuncia, il silenzio mantenuto sulla memoria depositata il 23 aprile 2026 nel medesimo procedimento, con la quale l’Azienda – sulla base di una rappresentazione definita «unilaterale, parziale e gravemente fuorviante» della storia familiare – mirerebbe ad ottenere l’introduzione della mediazione familiare e/o della figura del coordinatore genitoriale.

La madre parla senza mezzi termini di tentativo di «instaurare un canale riservato e di fatto occulto con il magistrato», di «abuso del processo» e di violazione dei principi di lealtà, trasparenza e contraddittorio, con possibili profili di rilevanza disciplinare e giudiziaria.

  1. Copertura sistematica” del padre e squilibrio di trattamento

La donna continua a denunciare quello che definisce un «atteggiamento di copertura sistematica» del padre del minore da parte di dirigenti e operatori ULSS 2, accompagnato da un «evidente, costante e ingiustificato accanimento» nei confronti della madre.

A conferma di questo quadro, la madre richiama alcuni scambi comunicativi intercorsi tra il padre del minore ed il Responsabile dei Consultori familiari di Treviso Sud; in tali conversazioni, il dirigente, consapevole – secondo la ricostruzione della madre – del rischio di eventuali denunce, avrebbe dichiarato testualmente: «Signor xxx, io sono passibile di denunce, capisce!!!» e «Signor xxx, la sig.ra xxx in questo momento è al telefono, sta chiamando il direttore generale e io sono in evidente difficoltà, non so come giustificarmi, non so quello che riuscirò a fare».

Per la madre, è «giuridicamente inaccettabile» che un ente pubblico si esponga consapevolmente a rischi civili, penali e disciplinari «senza alcun interesse, senza un movente o senza un quadro motivazionale formalizzato e verificabile», arrivando di fatto a schierarsi «a favore del padre e contro la madre» in un contesto in cui dovrebbe prevalere il rigoroso principio di neutralità del servizio ed il superiore interesse del minore.

La richiesta di chiarimenti e di scuse formali

La madre dichiara di aver diffidato formalmente il Direttore Generale, dott. Giancarlo Bizzarri, e la Direttrice Socio-Sanitaria, dott.ssa Simona Sforzin, dal proseguire qualsiasi condotta da lei ritenuta scorretta, opaca o lesiva dei diritti della stessa e del figlio minorenne. La donna avvisa inoltre che ogni ulteriore contatto “privato” e non formalizzato, o comunque non svolto nel pieno contraddittorio, tra il legale dell’ULSS 2 e il giudice tutelare sarà segnalato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, alle competenti Autorità Giudiziarie e al Consiglio Superiore della Magistratura, per la verifica di eventuali responsabilità disciplinari e di possibili indebite interferenze sulla funzione giurisdizionale.

La madre afferma di esigere chiarimenti puntuali, specifici e documentati sulle ragioni del comportamento dell’Azienda, e in particolare sul perché – a suo dire – l’ULSS 2 si sia «così marcatamente schierata» a favore del padre del minore e contro la madre, in un contesto che dovrebbe essere improntato a terzietà, imparzialità ed equidistanza. Rivendica inoltre formali scuse scritte da parte del Direttore Generale e della Direttrice Socio-Sanitaria per il comportamento da lei definito «subdolo, ingannevole e scorretto» e chiede che tali scuse riconoscano, senza ambiguità, l’ingiustificata ritrattazione degli impegni assunti il 13 maggio 2026 sulle modalità degli incontri e delle videochiamate madre–figlio, la completa omissione delle informazioni relative al procedimento davanti al Giudice tutelare, la mancata comunicazione della richiesta di colloquio privato del legale dell’ULSS 2 con il magistrato e della memoria diretta a sollecitare la nomina di un coordinatore genitoriale.

La donna dichiara inoltre che la complessiva condotta dell’Azienda le ha arrecato e continua ad arrecarle gravissimi danni patrimoniali e non patrimoniali, anche in relazione alla sofferenza ed al pregiudizio inferti al rapporto con il figlio minorenne, riservandosi di agire in ogni sede competente, civile e penale, per il pieno risarcimento di tutti i danni subiti e subendi.

La comunicazione indirizzata all’ULSS 2 fissa un termine tassativo, indicato al 5 giugno 2026, per ricevere una risposta definita dalla madre come immediata, esaustiva e concretamente riparatoria.

In mancanza di un riscontro che soddisfi tali requisiti, la donna annuncia che darà corso alle iniziative legali già preannunciate in ambito civile e penale.

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