Il team dell’Università di Genova coinvolto nell’incidente subacqueo alle Maldive aveva i permessi di ricerca, ma nella documentazione non compariva l’immersione in grotta e mancavano i nomi di due dei cinque sub coinvolti. Lo ha detto in un’intervista a Il Corriere della Sera Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu.
Shareef ha spiegato che il gruppo conduceva ricerche annuali alle Maldive da almeno quattro anni e aveva ricevuto il via libera per un progetto sui coralli molli e sui sistemi di barriera. Il punto, ha aggiunto, è che “la proposta di ricerca non faceva menzione” dell’immersione in grotta. Intanto, l’ambasciatore italiano ammette: “Operazione complicata trovare i corpi”.
Indagine sui permessi
Secondo il portavoce del governo di Malè, il limite dei 30 metri vale per le immersioni ricreative e non impedisce ai ricercatori di proporre immersioni più profonde. Tuttavia, il governo non sapeva che il team sarebbe entrato in una grotta, il cui ingresso si trova a 47 metri.
Shareef ha comunque invitato alla prudenza nel giudicare le scelte della professoressa Monica Montefalcone, definita una subacquea molto esperta e una ricercatrice che aveva dedicato molti anni allo studio delle Maldive. “Vedremo i risultati dell’indagine”, ha detto.
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