La guerra contro l’Iran ha imposto un costo ingente all’arsenale statunitense di armi di precisione, mettendo in luce i limiti della capacità industriale e logistica della prima potenza mondiale. È quanto si legge sul quotidiano “New York Times”, secondo cui durante la campagna aerea di 38 giorni contro la Repubblica islamica, interrotta dal cessate il fuoco tuttora in vigore, Washington ha consumato una quantità impressionante di munizioni avanzate: circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio Jassm-Er, oltre mille missili da crociera Tomahawk, più di 1.200 intercettori Patriot e oltre mille missili balistici tattici e Atacms.
Si tratta, come sottolinea il quotidiano, di armamenti progettati soprattutto per un eventuale conflitto ad alta intensità con la Cina o, in Europa, per la deterrenza contro la Russia. L’entità dei consumi, spiega il quotidiano, è tale da aver ridotto sensibilmente le scorte strategiche statunitensi.
Il “New York Times” ricorda che Stati Uniti producono ogni anno solo una frazione dei missili che hanno già impiegato in questo conflitto: i Tomahawk utilizzati equivalgono a circa dieci anni dell’attuale ritmo produttivo, mentre i missili intercettori per le batterie Patriot impiegati in risposta alle rappresaglie iraniane sono più del doppio di quanti l’industria usa riesca a costruire in un intero anno.
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