“In pronto soccorso per forti dolori, il medico mi ha suggerito l’eutanasia senza fare esami”

Miriam Lancaster

Un accesso in pronto soccorso per dolori improvvisi e una proposta che spiazza: è accaduto a Miriam Lancaster, 84 anni, che in Canada si è vista prospettare la MAiD – l’assistenza medica alla morte – prima ancora di ricevere accertamenti clinici. Una storia che riaccende il confronto su tempi, modalità e limiti di uno strumento legale ma ancora oggetto di dibattito.

«Volevo capire perché stavo male»

Nell’aprile dello scorso anno Miriam viene portata al Vancouver General Hospital per un dolore «fortissimo». Non sa cosa abbia, non le sono stati fatti esami ma, ha raccontato, «la prima cosa che il dottore ha fatto è stata chiedermi della MAiD». «Sono rimasta spiazzata», ricorda. «Era l’ultima cosa a cui pensavo. Volevo solo capire perché stavo male, non volevo morire».

Accanto a lei c’è la figlia, Jordan Weaver, come riporta Western Standard. Dopo diverse ore arriva la diagnosi: una frattura al bacino, sottile e difficile da individuare, causata dall’osteoporosi. Nessun intervento chirurgico, ma un percorso di cura e riabilitazione. La figlia afferma di ricordare tempistiche un po’ diverse rispetto a sua madre, ma sottolinea le circostanze della proposta: «Era come dire che la MAiD avrebbe risolto tutto, con un tono quasi incoraggiante». E aggiunge: «In una situazione di fragilitĂ , una persona potrebbe anche fidarsi e lasciarsi guidare».

Il decorso clinico prende poi una direzione diversa

Miriam resta ricoverata circa un mese tra ospedale e riabilitazione, seguita da un’équipe medica. Recupera, torna a camminare e riacquista autonomia. «La mia ripresa è stata incredibile – racconta -. Non c’era alcun bisogno che mi venisse proposta la MAiD».

Dopo la guarigione riprende a viaggiare: Cuba, Messico, Guatemala. «In Guatemala ha scalato un vulcano», racconta la figlia. «In Messico faceva corsi di cucina, all’Avana ha suonato il pianoforte con un gruppo jazz». Un percorso che, nel loro racconto, mette in discussione la valutazione iniziale.

Il caso si inserisce in un confronto più ampio. In Canada la MAiD è legale, ma resta aperta la questione su come venga proposta ai pazienti. In Alberta, ad esempio, una proposta di legge punta a vietare ai medici di introdurre per primi l’argomento. Miriam giudica questa ipotesi «una tutela ragionevole per evitare influenze su pazienti vulnerabili». La figlia mantiene una posizione più generale: «Se qualcuno la richiede, è una scelta da rispettare. Ma non dovrebbe essere proposta a chi non l’ha nemmeno presa in considerazione».

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